Al via il contratto dei dirigenti dello Stato, aumenti medi di 250 euro mensili

Arrivano gli aumenti anche per i dirigenti dello Stato, fra le ultime categorie alle quali il Governo Gentiloni, ormai agli sgoccioli ha dedicato qualche attenzione. Aumenti medi mensili da circa 250 euro lordi e nuove regole, che vanno dalla responsabilità alla valutazione. Sono queste le premesse da cui mercoledì prossimo parte la trattativa per il rinnovo del contratto dei dirigenti dello Stato, ovvero dei vertici delle amministrazioni centrali, come i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti pubblici non economici (tra cui Inps e Inail). Anche i capi delle cosiddette funzioni centrali della P.A, lo Stato, aspettavano lo scongelamento del contratto da otto anni.

L’appuntamento per l’apertura del tavolo è per il 9 maggio all’Aran, l’Agenzia che fa le veci del Governo davanti ai sindacati. Seguiranno a stretto giro i negoziati per i presidi, il fischio d’inizio è fissato per il 14 maggio. Se la discussione sul rinnovo per i medici è già in corso, si attende invece ancora l’avvio per i dirigenti degli enti locali, dalle Regioni ai Comuni.

In ballo non ci sono solo gli incrementi, che dovranno sempre rispettare la percentuale di rialzo valida per tutto il pubblico impiego, pari a una rivalutazione del 3,48% (il rialzo di 250 euro corrisponde a quello medio di 85 euro di chi non è dirigente). Ci sarà anche un restyling di tutta l”architettura che regola il rapporto di lavoro, in base alle linee guida già dettate dalla ministra della P.A, Marianna Madia.
Dalla valutazione dipenderanno premi e carriera, l’aggiornamento sarà obbligatorio con tanto di crediti
formativi, andrà distinta la responsabilità dirigenziale, connessa al raggiungimento dei target, da quella disciplinare, che deriva dall’inosservanza dei doveri. E ancora, chi è senza incarico non potrà non far nulla: gli saranno comunque assegnati dei compiti. Si cercherà, poi, di facilitare la mobilità nell’ottica del dirigente unico della Repubblica. Certo non si potrà fare più di quanto la legge permetta, nel tentativo di riprendere almeno un po’ della filosofia che permeava la riforma fermata dalla Corte Costituzionale.

Gli interessati sono circa 6.700, in attesa che vengano aperte le porte a nuove leve, visto che è stato approvato il decreto che tra dirigenti e non sblocca quasi 1.900 posti, includendo autorizzazioni ad assumere e a bandire concorsi entro il 2020. Il provvedimento dà anche il via libera a risorse che potrebbero trasformarsi in altri 450-500 contratti stabili.

Tra turnover, nuovi bandi, scorrimento di vecchie graduatorie e stabilizzazioni infatti entreranno nella P.A a partire da quest’anno oltre 1.890 matricole. Dosi massicce andranno a rinforzare gli organici dell’Agenzia delle Dogane e dei ministeri dell’Interno e della Giustizia. Vengono inoltre riconosciute risorse che potrebbero valere un altro abbondante pacchetto di assunzioni per lo più appannaggio dell’Economia e dell’Istruzione. E vale la pena ricordare che giusto qualche giorno fa era stato pubblicato sul sito del ministero un altro decreto, che dava il lasciapassare a circa mille assunzioni extra, in aggiunta all’ordinario ricambio.

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