Lavoro: crollano i contratti a tempo indeterminato (-50%) esplodono quelli a tempo, i posti precari (+120%).

Il bluff dei posti di lavoro (1 milione) creati dal Jobs Act viene ancora una volta smascherato dai dati dell’Osservatorio Inps sul mercato del lavoro. Alla fine del 2017, nel settore privato si registra un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni registrati nel corso dell’anno pari a +488.000, superiore a quello corrispondente del 2016. Lo rileva l’Inps, spiegando, che il saldo annuo complessivo «riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117.000 per i contratti a tempo indeterminato, a +58.000 per i contratti di apprendistato, a +10.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537.000 per i contratti a tempo determinato».

Scende ancora l’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni che si ferma al 23,2% nei dodici mesi del 2017 contro il 42% del 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato. Praticamente, quindi, meno di un’assunzione su quattro è fissa e rispetto a picchi del 2015 si registra quasi un dimezzamento.

Alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+27,3%) e dall’apprendistato (+21,7%), sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-7,8%), contrazione imputabile soprattutto alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo – prosegue l’Istituto – l”incremento dei contratti di somministrazione (+21,5%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-dicembre, sono passati da 199.000 (2016) a 438.000 (2017), con un incremento del 120%. Balzo che, spiega l’Inps, può essere posto in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di sei dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

Lapidario il commento di Susanna Camusso (CGIL): «I dati consuntivi dell’Inps parlano di una perdita di 117.000 contratti a tempo indeterminato. Siamo di fronte a un racconto dell”occupazione che ci dice come aumenta la precarieta’ e la temporalita’ del lavoro. Ancora non si sono risolti i problemi strutturali del Paese e questi si sommeranno all’ingresso dell’innovazione con la distruzione di posti di lavoro. Siamo ancora in crisi perché non si è nemmeno scalfito la disoccupazione sociale».

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