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La crisi politica più grave dal dopoguerra

Ancora non sappiamo quale sbocco avrà la crisi politica

La crisi politica più grave dal dopoguerra ad oggi

Ancora non sappiamo, mentre scriviamo, quale sbocco avrà la crisi politica.

Soprattutto non sappiamo quanto durerà la nuova legislatura anche perché il corpo elettorale non ha dato un risposta  univoca che possa garantire una maggioranza autosufficiente in entrambi i rami del parlamento.

Comunque si concluderà questa prima fase è abbastanza prevedibile che dovremo attendere a lungo prima di avere un governo con una solida maggioranza parlamentare in grado di programmare misure radicali per uscire dalla crisi ed imboccare la strada dello sviluppo. 

Si delinea un cammino lungo e difficile, certamente  il più difficile dal dopoguerra. Sullo sfondo c’è una sofferenza sociale diffusa, c’è incertezza sul destino dell’Europa e conseguentemente sulla tenuta del tessuto economico e sociale del nostro Paese. C’è una domanda di cambiamento a cui le istituzioni da anni non riescono a rispondere. Siamo su un crinale pericoloso, ma a  quella domanda di cambiamento  emersa con forza  dal voto di fine febbraio occorrerà prima o poi  dare  una risposta.

Due famiglie su tre, sostiene un rapporto di Bankitalia,  non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.  Molte piccole e medie imprese anche per il consistente calo dei consumi, stanno chiudendo o fanno i salti mortali per resistere mentre non c’è più, una corretta dialettica politica che riesca a portare in parlamento proposte di rilancio della crescita. C’è, insomma, il rischio drammatico di cadere nella spirale dell’impoverimento della società, dell’impotenza politica, della rottura  dell’unità nazionale.

Siamo usciti dal baratro in cui stavamo per cadere, ma il prezzo che abbiamo pagato è stato salatissimo.  Il 2012  batte tutti i  record negativi tra i quali un calo del Pil del 2,4%  un debito pubblico che raggiunge il 127%, la disoccupazione che ha raggiunto l'11,7% con oltre tre milioni di disoccupati, il 39% dei giovani, la pressione fiscale al  livello del 44,4%. Nonostante ciò sfugge ai più  un'analisi adeguata dello stato reale dell’economia italiana e  soprattutto  di quali politiche economiche ed anche istituzionali, dovrebbero essere messe in  campo per attuare quella discontinuità  virtuosa capace di avviare la ripresa.

E’ nostra convinzione che in una situazione così complessa  anche le forze  economiche  e sociali,  debbano fare la loro parte. Per realizzare questo obiettivo è necessario che si rilanci concretamente il metodo della “concertazione” con sistematica e innovata  razionalità.  Metodo, da anni  archiviato se non ostacolato  con la motivazione che tutto ciò avrebbe provocato un consociativismo dannoso alla competitività, ma  questa impostazione che ha caratterizzato la scorsa legislatura si è dimostrata fallimentare.

Nell'immediato, comunque si risolva  la crisi politica,  dovremmo  concentrarsi sugli investimenti che  possono rimettere in moto il Paese  e che presuppongono quelle semplificazioni burocratico-amministrative che ogni Esecutivo, nel passato, ha  affermato di voler fare senza riuscirvi. Urgente è anche la detassazione per promuovere investimenti  e per creare lavoro, reddito e speranza ai giovani, provvedimenti  che sosterrebbero così anche la domanda. Vanno alleggerite le prossime scadenze fiscali IMU/TARES/SALDO IRPEF. Infine ci vuole un forte  senso di responsabilità nazionale  per pagare i debiti verso le imprese e per alleggerire le sofferenze bancarie facilitando il credito.

Prima o poi verrà, comunque,  il momento in cui tutti, proprio tutti, dovremo riflettere  sugli strumenti necessari  per  risalire la china e ritrovare una speranza condivisa, ricostruendo  la fiducia  nelle istituzioni democratiche venuta meno.  Questo è il grande problema di oggi: restituire alla politica una sua dignità. Siamo dentro una crisi drammatica, nella quale sguazzano populismi di ogni genere. L’Italia è l’epicentro europeo di questa crisi. Occorre invertire la rotta rimettere in movimento le energie migliori, sostenere le PMI,  solo così ce  la potremmo  fare.   

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31 Marzo 2013
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