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Consumi sempre più giù

Le proposte Confesercenti

2013, Italia al bivio, prima di tutto il lavoro!

Consumi l’anno peggiore dal dopoguerra. Il potere d’acquisto delle famiglie ridotto del  4,4%

L’anno che si è appena aperto sarà cruciale per il nostro paese.

Non solo per l’importanza che assumerà la prossima scadenza elettorale, ma anche  per le scelte che saranno messe in campo per uscire da una crisi che si trascina da troppo tempo e che ha pochi precedenti storici nelle esperienze delle grandi economie occidentali. 

In questi giorni siamo esondati da promesse, proposte e denunce. Il bello è che molte di queste vengono anche da chi fino ad oggi governando il paese ha fatto l’esatto contrario.  La politica, quella nobile, che costituisce  il sale della democrazia è cosa diversa. E’ quella del “fare” che riesce cioè a passare dalla pura denuncia di quel che non va alla presentazione di proposte serie, coerenti e credibili, ed alla formazione di una maggioranza politica, coesa e trasparente che sappia realizzarle.  Questo è l’obiettivo che ci attende con il voto del 24 e 25 febbraio .

Fino a poco più di un anno fa eravamo sull’orlo del baratro. Soprattutto per l’impulso del presidente Giorgio Napolitano, si è dato vita ad  un governo tecnico sostenuto da una “strana” maggioranza che ha comunque invertito la rotta e ridato dignità e autorevolezza all’Italia sullo scenario mondiale. Monti si è presentato parlando di “Rigore, Equità e  Sviluppo” quali premesse di questa fase di transizione.

Il Rigore si è materializzato in un aumento generalizzato della pressione fiscale, Equità poca e mal distribuita, Sviluppo zero. Ciò prodotto recessione e declino sono ora lo spettro che ci sta difronte. I Consumi sono precipitati insieme al sistema industriale italiano. Se non fermiamo subito questa recessione non avremo ne meno tasse, ne meno spese.

Si finirà in uno stato d’impoverimento marcato che può provocare tensioni sociali altissime  coinvolgendo interi settori della società. C’è bisogno  quindi di una svolta e di politiche  che rendano possibile, ripartire dalla valorizzazione del lavoro condizione necessaria per assicurare  la crescita in Italia ed in Europa.  C’è poi una crisi di credibilità, prodotta da una caduta nella moralità pubblica  e in scandali vergognosi  che producono  “antipolitica” che lascia il segno nelle coscienze e nei comportamenti collettivi di molti settori della società. 

E’ in questo contesto che Confesercenti presenta le sue proposte, sulle quali si confronterà con le forze politiche, con le altre Confederazioni delle imprese e con i sindacati dei lavoratori dipendenti. Indichiamo le priorità sulle quali intervenire subito, con urgenza, con progetti chiari, per dare il senso di una inversione di rotta del nostro Paese che perde terreno in campo internazionale e che registra una crescente difficoltà di coloro che stanno al margine dello sviluppo: piccole imprese, anziani, disoccupati.

Recessione, Italia al bivio

Pochi numeri:  Lo spread  è tornato a livelli accettabili (sotto i 300 punti rispetto ai 570 raggiunti all’apice della crisi; Il prodotto interno lordo del paese, nel 2012, è  sceso -2,4%; Sono  oltre un miliardo le ore di Cassa Integrazione autorizzate dall’INPS(+12% del 2011); I disoccupati iscritti nelle liste delle agenzie per l’impiego sono cresciuti di  500.000 , mentre salgono al 37,5% i giovani che non studiano ne lavorano; I consumi nel solo 2012 sono crollati dell’8,2% (in cinque anni del 24%); L’inflazione ha ripreso la corsa ed cresciuta, nello scorso anno del 3%.

Si sta materializzando quindi l’ipotesi del declino economico del paese, con una tendenza apparentemente inarrestabile verso uno sgretolamento del sistema produttivo, e un arretramento sostanziale dello standard di vita delle famiglie italiane.

 La questione della spesa pubblica  e delle entrate

Da un’analisi delle manovre di finanza pubblica succedutesi nel nostro paese dalla fine del 2000 ad oggi  emergono oltre 103 miliardi di aumenti netti d’imposta. In media, quasi 9 miliardi in più per ciascuno dei dodici anni trascorsi dall’inizio del terzo millennio. Un aumento della pressione fiscale di 3,4 punti (dal 41,3% del 2000 al 44,7% del 2012, arriverà al 45,3% nel 2013), che porta a quasi 5 punti il divario rispetto al resto d’Europa. Da un anno all’altro, insomma, gli italiani avranno pagato 35 miliardi in più, per effetto delle tre manovre che si sono succedute da metà 2011. Si tratta di 1.450 € di aggravio per ciascuna famiglia. A cui si aggiungeranno altri 9 miliardi in più; ulteriori 380 euro a carico di ciascuna famiglia italiana nel 2013.  

Le peculiarità della situazione italiana stanno però in alcune caratteristiche che ci differenziano decisamente dalle altre economie: in particolare, sono tratti peculiari del nostro paese l’elevata incidenza della spesa per interessi, e la scarsa efficienza della spesa. Entrambi i fenomeni comportano che a fronte della pressione fiscale subita dal sistema produttivo, non vi sia un riscontro proporzionale in termini di servizi ricevuti dai cittadini e sostegno pubblico all’apparato produttivo.

Una politica di contenimento e razionalizzazione della spesa appare quindi essenziale per le sorti della nostra economia. Una tale politica, ancorché insufficiente da sola per affrontare la questione degli equilibri di finanza pubblica nel medio termine, deve porsi obiettivi ambiziosi, anche perché vi sono evidenze della possibilità di razionalizzazione di vaste aree della nostra Pubblica Amministrazione.

Il commercio, il turismo, l’artigiano e, più in generale, il terziario sono fra i settori più esposti: la rilevata riduzione dei consumi e della propensione a consumare investe direttamente e pesantemente le aziende orientate al mercato interno, mentre interferisce in misura limitata con i ritmi produttivi delle aziende che producono in tutto o in parte per l’estero.

La specializzazione produttiva, d’altra parte, sottintende realtà dimensionali e territoriali diverse: le PMI, in quanto più diffuse nel terziario, sono fra le imprese più colpite dalla crisi e coinvolgono più pesantemente le regioni del Mezzogiorno. 

 

Le priorità per riprendere a crescere

Le scelte devono essere drastiche: con un progetto razionale e coraggioso si potrebbe arrivare a risparmiare circa 30 miliardi di euro  e generarne altri20 inseguito alla minore oppressione fiscale. Non sono certo cifre risolutive, ma dimostrano che si può innescare un meccanismo virtuoso che ridia speranza al Paese. Questa la sintesi delle proposte di Confesercenti:

 

  1. Una vera spending review . Riformare il Parlamento, abolire le province, ridurre le comunità montane e le società partecipate. Ridurre i costi della politica, dismettere il patrimonio pubblico per ridurre debito e  liberare risorse per lo sviluppo.

 

  1. Stop al fisco oppressivo. Attraverso riduzioni vere di spesa bisogna abbattere la pressione fiscale: ridurre l’irpef sulle famiglie e le imprese, ridurre il costo del lavoro per accrescere la competitività. Lottare contro l’abusivismo e la contraffazione;

 

  1. Riformare il “federalismo all’italiana”. Negli ultimi anni, complici anche i tagli per mettere in sicurezza i conti pubblici, le tariffe degli enti locali  hanno manifestato dinamiche di crescita eccessive. In particolare, due imposte appaiono particolarmente opprimenti l’IMU,  la TARES,  la nuova tassa comunale sui rifiuti  Infine.

 

  1. Energia più pulita e meno costosa: meno vincoli, più incentivi e tempi rapidi per le fonti rinnovabili, meno accise sui carburanti. Per l’ambiente: agevolazioni shock per riconversioni edifici e nuove costruzioni, apertura e funzionamento depuratori, raccolta differenziata rifiuti.

 

  1. Combattere la  criminalità: più poliziotti nelle strade, più certezza delle pene, premiare chi denuncia taglieggiatori ed usurai, sostenere associazioni antiracket ed antiusura. Le politiche di sostegno all’occupazione e agli investimenti rischiano di essere inutili se non si afferma lo Stato.

 

  1. Decidere per le infrastrutture: task force per completare le opere lasciate a metà, realizzare rapidamente le vie del mare,la TAV e completare il sistema autostradale. Varare un piano pluriennale di messa in sicurezza del territorio di fronte al mutamento climatico.

 

  1. Decidere per i giovani: la recente riforma della previdenza ha fortemente limitato le possibilità d’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, andranno quindi rivisti alcuni meccanismi e comunque va rafforzata l’occupabilità  delle giovani generazioni:  aumentare gli incentivi per la loro assunzione, prevedere un “conto risparmio” per la formazione, riordino e semplificazione degli incentivi ad aprire nuove pmi.

 

  1. Decidere per il commercio: abolizione della norma che sancisce la liberalizzazione selvaggia delle domeniche, che costituisce una spinta alla ulteriore desertificazione delle nostre città; incentivi per la realizzazione  di centri commerciali naturali, meno tasse locali, sconti fiscali per l’energia, computer ed internet per tutte le pmi, andranno previsti strumenti per rendere più facile la diffusione della moneta elettronica in tutti gli esercizi.

 

  1. Decidere per il turismo: allungare la stagionalità, abbattere tasse e tariffe locali, fare una vera politica di promozione nazionale che sappia fronteggiare la crescente concorrenza internazionale, e ridurre anche così gli sprechi; ridurre il costo dell’energia elettrica nella bassa stagione. Ridurre l’Iva, da noi più alta rispetto ai  paesi concorrenti.

 

  1. Politiche del lavoro.   Dopo un anno di intensa attività, va fatta una riflessione sugli effetti della Riforma Fornero e  soprattutto sugli impatti della flessibilità in entrata e sull’eccesso di adempimenti burocratici; incentivi per l’incremento dei livelli occupazionali; riduzioni contributive e fiscali strutturali per la contrattazione di II livello; sgravi contributivi e fiscali più rilevanti sul welfare contrattuale; miglior raccordo scuola-lavoro.

 

  1. 11.  Politiche della previdenza.  La Riforma Fornero andrà rivista, soprattutto laddove l’allungamento dell’età lavorativa abbia peggiorato sensibilmente la condizione anche di persone alle soglie della pensione con le precedenti regole (già frutto di vari interventi riformatori). Infine, andrà fatta una rivisitazione complessiva del sistema di welfare.

 

  1. Credito alle pmi  Per le imprese di minori dimensioni, notoriamente più vulnerabili agli effetti della crisi, il credito bancario è vitale, rappresentando spesso l’unica fonte esterna di finanziamento. Al riguardo è importante sostenere con maggiore convinzione l’intervento finalizzato a recuperare la solidità patrimoniale dei confidi che fin dall’avvio della crisi hanno svolto una funzione di sostegno all’accesso al credito delle imprese, anti-ciclica rispetto all’andamento congiunturale. 
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29 Marzo 2013
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