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Confesercenti Toscana Assemblea elettiva Regionale Firenze Lunedi 20 maggio 2013

METTERE AL CENTRO L’IMPRESA PER TORNARE A CRESCERE

Confesercenti Toscana Assemblea elettiva Regionale Firenze Lunedi 20 maggio 2013

DOCUMENTO REGIONALE PER LE ASSEMBLEE DEL TERRITORIO TOSCANO

La politica non metta in liquidazione le imprese. Con questo lo slogan Rete Imprese ha organizzato la giornata di mobilitazione nazionale di gennaio.

Dobbiamo continuare a mettere in evidenza la situazione di assoluta difficoltà che stanno attraversando le imprese e l’impoverimento del tessuto socioeconomico a causa della crisi.

Confesercenti Toscana, iniziando il percorso che porterà l’associazione allo svolgimento di decine e decine di assemblee comunali, di zona, di categoria e provinciali, fino alle assise del 20 maggio, intende continuare lo sforzo fatto insieme alle altre organizzazioni per mettere al centro le imprese nel progetto di rilancio del paese.

I dati dimostrano la drammaticità, la profondità e la durata della crisi in cui si trova ancora il Paese e la Toscana. Unacrisi che viene da lontano e rispetto alla quale ancora non si riesce a scorgere l’uscita dal tunnel. Una crisi che ha colpito e continua a colpire, indistintamente, tutti i settori e tutti i territori. Una crisi che si è abbattuta soprattutto sull’artigianato, sul commercio e sull’impresa diffusa che, vivendo prevalentemente di domanda interna, sta pagando il conto più salato. Tanto che, nel 2012, inItalia ha chiuso un’impresa al minuto!

Nelle piccole imprese si crea ricchezza e nuova occupazione anche in tempi di crisi; se queste vengono indebolite o distrutte, insieme vengono meno anche le prospettive di crescita per il Paese. Ecco i motivi di questa mobilitazione nazionale: far sentire la voce delle piccole imprese che non demordono, non si vogliono rassegnare e, ogni giorno, si impegnano per costruire lavoro e benessere e invitare, persuadere, costringere la politica a fare una riflessione vera, nuova, moderna sul ruolo che le imprese che si riconoscono in Rete Imprese Italia possono avere per la ripartenza della nostra economia.

 

La situazione nazionale

Nel2012 hachiuso un'impresa al minuto: centomila sono le imprese 'scomparse'. Nel 2012 i consumi reali pro-capite sono diminuiti del 4,4%; nel 2013 i consumi saranno ancora in calo, la stima è -1,4%, con un balzo indietro di 15 anni: € 15.695 i consumi pro-capite nel 2013 rispetto a € 15.753 del 1998.

Nel 2012 la pressione fiscale è stata 55,2%; nel 2013 la pressione fiscale effettiva salirà a 56,1% (46,3% la pressione fiscale apparente).

Il reddito di ogni italiano nel 2012 è calato del 4,8%, perdendo in valori assoluti € 879. Nel 203 si prevede un ulteriore calo, con un reddito pro-capite pari a € 16.955 (erano € 17.337 nel 2012). Per trovare un livello simile, occorre fare un balzo indietro di 27 anni, al 1986.

 

I dati toscani

In Toscana il tasso di disoccupazione è passato dal 4,3% del 2007 al 6,5% del 2011, mentre il pil nel 2012 è diminuito del 2,4% e i consumi, in calo del 4,3%, hanno subito un tracollo nell’ultimo trimestre 2012 che ha portato, in particolare, il commercio di vicinato a –8.3%.

Tra gennaio e settembre 2012 il commercio ha perduto 1.751 imprese su un totale di 101.429, cui si assommano le altre 432 dei servizi di alloggio e ristorazione su 30.518: nel complesso il settore commercio e turismo in 9 mesi ha visto chiudere quasi 2.200 imprese. Il commercio per altro gioca sempre un ruolo fondamentale nell’economia regionale, totalizzando il 24,3% del numero di attività, cui si aggiunge il 7,3% di alloggio e ristorazione: un’azienda toscana su tre appartiene al mondo del commercio e del turismo.

Nel 2012 l’indice regionale della nati/mortalità delle imprese dell’artigianato registra una raffica di chiusure, facendo segnare un –1.756 imprese; di queste 1.335 nelle costruzioni. Nel 2007/2012 si è registrato un calo di 3.600 imprese. Il fatturato dell’artigianato nell’anno 2012 è diminuito del -11,4%; in tutti i principali segmenti di attività.

 

rilancio e lo sviluppo dell’Economia Regionale

 

Confesercenti Toscana, insieme alle associazioni di Rete imprese Toscana ha utilizzato il confronto elettorale per condividere con i candidati le nostre osservazioni consegnando dati e proposte alle forze politiche.

L’Italia sta vivendo la più grande crisi economica del secondo dopo guerra. Corriamo seriamente il rischio che una parte significativa del nostro sistema imprenditoriale, in particolare quello rappresentato dalle piccole e micro imprese (produttivo/manifatturiero, dei servizi e dei piccoli negozi di vicinato) scompaia letteralmente, con drammatiche conseguenze in termini di recessione, impoverimento e sgretolamento della coesione e delle dinamiche sociali.

In particolare il sistema delle piccole imprese rischia di essere travolto, dato che la sua principale caratteristica è quella di lavorare per il mercato locale che si va contraendo costantemente, o nell’ambito di filiere produttive più ampie, che si stanno riposizionando secondo quella che viene definita la divisione internazionale del lavoro.

Si parla insistentemente di internazionalizzazione e innovazione, ma occorre riflettere sul fatto che, ad oggi, la produzione rivolta ai mercati internazionali è poco più del 20% del PIL e che in momenti di crisi anche gli altri Paesi sono tutti protesi sui mercati internazionali; pertanto l’export deve rappresentare un’opportunità da ricercare, ma la ripresa vera potrà avvenire soltanto dalla crescita del mercato interno.

La nostra crisi attuale, innescata dalla bolla finanziaria e immobiliare, si fonda su un problema di debolezza della domanda interna, prodotta in gran parte dall’impoverimento della classe media che si è trovata a disporre di un reddito reale inferiore rispetto al passato e, soprattutto, non rivalutato rispetto all’incremento della ricchezza nel corso dell’ultimo ventennio. Il calo dei consumi di questa fetta assolutamente prevalente della popolazione non è stato compensato dalla crescita esponenziale dei redditi di un piccolissimo segmento di ricchi. L’iniqua distribuzione dei redditi ha prodotto un vertiginoso calo della domanda, che ha causato una depressione che si è autoalimentata progressivamente.

È bene ricordare che l’attuale crisi non è stata prodotta da un depauperamento del nostro sistema produttivo, bensì da un drammatico calo della domanda di beni ed investimenti. Pertanto dobbiamo invertire la tendenza prima che sia troppo tardi, prima che il nostro potenziale produttivo scompaia per davvero. Se a queste circostanze aggiungiamo i problemi connessi al calo di competitività della zona euro, a causa della competizione internazionale, il quadro si fa drammatico.   

Il risultato elettorale non ha dato quella risposta chiara di governabilità che sarebbe stata necessaria. Ma nonostante ciò sono  necessarie scelte lungimiranti  di politica economica, sociale e sulla moralità pubblica. Dovremmo dunque convivere con una situazione politica complessa che richiede senso di responsabilità in attesa che un Governo con un solido mandato elettorale, possa imprimere questa svolta.

QUESTI I TEMI PRINCIPALI

Sviluppo: di fronte ad un drammatico calo dei consumi e degli investimenti, occorre intervenire con una politica economica di investimenti pubblici in settori chiave per la crescita del Paese (infrastrutture, formazione e ricerca) e attivare un piano di politiche che riattivino il nostro sistema economico.

Equità: la redistribuzione dei redditi produce un incremento della domanda privata, oltre a rispondere ad un principio di coesione sociale. Redistribuire non significa appiattire i redditi e umiliare il merito, ma invertire la tendenza a concentrare la ricchezza nell’1% dei redditi a discapito del restante 99%. Appare, infatti, difficile da spiegare come il Ceo (Chief executive officer) di una grande impresa negli anni ’50 percepisse un reddito 20 volte superiore a quello di un operaio ed oggi percepisca un compenso superiore di oltre 1000 volte superiore a quello di un operaio!

Rigore: evitare gli sprechi e ridurre i costi improduttivi dell’amministrazione pubblica deve essere un principio etico e di buon governo, perché se non avessimo uno stock di debito pubblico esorbitante, accumulato grazie a scelte politiche scellerate compiute negli anni ’70 e ’80, oggi avremmo un quadro economico ben meno difficile.

Queste azioni dovranno essere intraprese all’interno di un quadro di rafforzamento dell’Unione Europea, che deve dotarsi di una vera e propria politica economica e di un embrione di politica internazionale. Appare infatti difficile che una moneta unica possa essere governata da un soggetto che non ha reali poteri politici; del resto questa recessione ha dimostrato che una crisi economica internazionale di queste proporzioni non è governabile dai singoli stati dell’Unione che, tra l’altro, non possiedono più gli strumenti di governo della moneta.

Per questi motivi vorremmo che gli eletti fossero consapevoli e attenti al sistema delle piccole imprese che garantiscono in Toscana e nel resto del Paese oltre il 60% della ricchezza prodotta e il 20% dell’occupazione e che da sempre rappresentano la struttura portante dell’Italia.

Impegni sottoscritti dalle forze politiche

 

Molti deputati hanno sottoscritto le proposte che elenchiamo di seguito. Sarà nostra cura mantenere un rapporto forte con gli eletti con una decisa azione di stimolo per realizzare i punti sottoscritti.

 

a)  Arrestare la crescita del prelievo fiscale, congelando gli aumenti previsti per l’IVA e l’introduzione della TARES.

b)  Favorire l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese sia con politiche finanziarie che con interventi pubblici di incentivazione nazionali e territoriali, favorire la solidità patrimoniale dei Confidi delle Associazioni;

c)  Riduzione dell’IRAP: tassare la rendita e la ricchezza, non chi assume ed investe.

d)  Eliminazione dell’IMU sugli immobili strumentali all’attività produttiva.

e)  Rimodulare il prelievo fiscale ad invarianza di gettito, attraverso il cambiamento nella composizione del prelievo, spostando il gettito dall’impresa e dal lavoro alla rendita.

f)  Riduzione del cuneo fiscale per ricondurlo nella media OCSE, in modo da accrescere la competitività e i consumi interni.

g)  Semplificazione amministrativa e riduzione degli oneri burocratici.

h)  Lotta all’evasione fiscale, con il principio che le risorse recuperate devono essere utilizzate per ridurre il carico fiscale di cittadini, famiglie e imprese.

i)  Politica di rilancio attraverso un piano di opere pubbliche finalizzato a ridurre il divario infrastrutturale che separa l’Italia dagli altri Paesi Europei.

j)  Ridurre la spesa pubblica corrente attraverso una generale razionalizzazione dei costi: ridurre il numero e l’indennità dei parlamentari, rivedere il sistema di finanziamento pubblico ai partiti, eliminare le Province e promuovere l’accorpamento dei piccoli Comuni, ridurre e accorpare gli Enti pubblici, razionalizzare il sistema camerale accorpando le CCIAA e le loro Aziende speciali.

k)  Finanziare adeguatamente la Sanità in modo da accompagnarne il percorso di razionalizzazione senza conseguenze negative in particolare per le fasce più deboli della popolazione.

l)  Definire i livelli essenziali dell’assistenza sociale e costituire il Fondonazionale pergli interventi effettuati ai vari livelli amministrativi.

m)  Misure di adeguamento delle pensioni coerenti con l’effettivo aumento del costo della vita.

 

LE PROPOSTE PER LA TOSCANA

 

Bisogna rimettere nelle tasche degli italiani-consumatori qualche soldo in più per poter alimentare il circuito produzione-distribuzione-consumo. E insieme a qualche soldo occorre restituire fiducia e certezza all’Italia, di crescita, di speranza per l’avvenire dei figli, di spazi per il miglioramento della scuola, del mercato del lavoro. Il lavoro. Converrebbe sostenere le imprese che non delocalizzano, che creano occupazione buona, stabile, di prospettiva: il commercio, il turismo, l’artigianato, i servizi. Le novità hanno un sapore antico. Ma sono necessarie politiche orientate in questo senso, lasciando perdere le strade spianate per i grandi e grandissimi ma tornando a sostenere i progetti del territorio.

Lo sviluppo, quindi. Però se ogni scontrino che esce dalla bottega porta con sé oltre il 50% dell’importo da destinare a sistema tasse, ogni sforzo sarà vano. Potremmo fare molti elenchi, alcuni temi su cui iniziare a lavorare potrebbero essere così riassunti.

  • Confronto con il nuovo Governo su fisco, patto di stabilità, tagli non lineari e valorizzazione del territorio e delle esperienze positive, utilizzo fondi comunitari, investimenti pubblici.
  • Occupazione e crescita, aumento redditi disponibili.
  • Liberare dai vincoli anche energia e gas.
  • Turismo, moda cultura, artigianato e sinergie on l’agroalimentare.
  • Non mollare il manifatturiero ma non attuare politiche di puro assistenzialismo senza prospettiva.
  • Terza corsia A1 e A11, tirrenica, TAV stazione Firenze, Holding aeroporti FI-PI, ampliamento Peretola.
  • Sicurezza idrogeologica e alluvioni.
  • Sanità, welfare, assistenza.

 

Commercio

 

Il settore del commercio, strettamente legato all’andamento della domanda interna, è tra quelli più colpiti dalla situazione di crisi descritta in apertura di documento. Ogni trimestre, i dati sui consumi evidenziano la crescente minore capacità e propensione a spendere dei cittadini italiani, tendenza alla quale non facciamo certo eccezione noi toscani.

Ma le nostre micro, piccole e medie imprese, non solo devono fare i conti con il crollo dei consumi, ma anche con un mercato sempre più aperto e meno regolamentato. Se fino a qualche tempo fa, infatti, poteva avere qualche fondamento l’affermazione che le nostre attività, a differenza di quelle del settore produttivo, non dovevano confrontarsi con la concorrenza internazionale, ora non è più così. I grandi gruppi europei e non solo, sono sempre più presenti sul nostro territorio e con politiche aziendali sempre più aggressive. Quindi, concorrenza forte e agguerrita, con una regolamentazione del settore sempre più evanescente.

A tutto ciò, si aggiunga i costi delle locazioni, la pressione fiscale, il credito negato da parte degli istituti bancari e il crescente costo dei servizi (si pensi alla TARES) e si può già comprendere perché, ogni giorno, chiudono oltre 200 imprese commerciali. Ogni giorno, cioè, perdiamo pezzi di un settore che complessivamente da lavoro a oltre due milioni e mezzo di persone, tra imprenditori, collaboratori e subordinati, al netto degli occupati dell’indotto. Un’emorragia grave, che il Paese non può permettersi e che va prontamente arrestata. In tal senso, diversi e articolati possono essere gli interventi necessari. Sicuramente si deve intervenire sulle regole del mercato, ma anche sugli strumenti per lo sviluppo e l’innovazione.

 

Le regole del mercato. Come detto, per le nostre aziende il mercato non è più “protetto” e noi non chiediamo misure protezionistiche. Riteniamo però indispensabili regole certe che garantiscano davvero la possibilità per le micro e piccole imprese di stare sul mercato.

Come ha avuto modo di dire il Parlamento Europeo, una rete commerciale in mano ad un oligopolio è contraria agli interessi dei consumatori e delle aziende produttrici oltre che alle micro, piccole e medie imprese commerciali.

Il Governo tecnico, con i suoi Decreti, ha ulteriormente aperto la strada ai grandi gruppi, con norme che, di fatto, hanno esautorato le Regioni e i Comuni delle loro competenze in materia di commercio. I risultati di questi provvedimenti sono oggi verificabili: consumi che, contrariamente ai proclami, sono ulteriormente e consistentemente diminuiti; costi aziendali aumentati; peggioramento della qualità della vita per gli addetti; acquisizione di nuove fette di mercato da parte di pochi grandi gruppi.

Dobbiamo allora chiedere al nuovo esecutivo di ridare a Regioni e Comuni le loro competenze. In materia di orari, la proposta di legge popolare sostenuta dalla Confesercenti è quindi quanto mai utile e tempestiva. Ma anche in materia di programmazione urbanistico/commerciale, perché se non si dotano Regioni e Comuni degli strumenti necessari per il governo e la tutela del territorio, è inutile o ipocrita lanciare grida d’allarme, come ha fatto lo stesso Monti, di fronte alla crescita esponenziale degli ettari di territorio cementificati.

 

Sviluppo e innovazione

C’è bisogno di trovare nuova capacità di fare impresa, nuove idee, nuove occasioni per ripartire, per essere pronti all’aggancio con una ripresa economica che, tutti dicono, prima o poi ci dovrà pur essere.

Da tempo, andiamo dicendo che il termine innovazione non può essere declinato solo in senso tecnologico. Innovare significa e deve significare anche, ad esempio, favorire l’aggregazione tra imprese, per limitare le difficoltà legate alle loro dimensioni. Promuovere la qualità, quale segno distintivo dei nostri prodotti e servizi, valorizzando il processo di filiera che ne sta alla base. 

Se l’innovazione non può essere solo tecnologica, è però preoccupante che, ad esempio, non più del 40% delle imprese toscane del commercio e della somministrazione siano collegate in qualche modo al WEB. Un dato preoccupante e in controtendenza rispetto alle attuali e imperanti logiche del mercato. È urgente allora promuovere e sostenere l’uso delle nuove tecnologie di comunicazione (TIC) con un’azione di accompagnamento e di formazione per i nostri imprenditori.

In questo sforzo di ammodernamento del settore, dobbiamo anche noi utilizzare di più e meglio ciò che abbiamo già a disposizione. I CAT, ad esempio, che potrebbero essere gli strumenti di orientamento e assistenza alle imprese che voglio rinnovarsi. L’EUROSPORTELLO, perché l’Europa non è solo la Bolkestein, ma è anche finanziamenti, partenariato e tante altre opportunità di crescita, di conoscenza e quindi d’innovazione e di sviluppo anche per le nostre aziende.

 

Il caso Toscana

La normativa regionale del commercio, infatti, mantiene ancora una sua impostazione, mirata allo sviluppo equilibrato delle diverse tipologie di vendita, alla valorizzazione della rete del commercio di vicinato, a un utile e corretto rapporto tra programmazione commerciale e governo del territorio. 

Il confronto che ha portato a questi positivi risultati è ancora in corso ed è rivolto ora, in particolare, alla revisione della legge regionale urbanistica e agli atti ad essa connessi.

Crediamo sia chiaro a tutti come dalla normativa urbanistica possano venire gli strumenti più idonei e cogenti per il governo del settore e per questo riteniamo grave il ritardo ad oggi accumulato.

Chiediamo così alla Regione di accelerare il percorso di revisione della legge 1/2005 e del PIT, intensificando il confronto e ricercando il pieno e convinto coinvolgimento dei Comuni, indispensabile, quest’ultimo, per il pieno dispiegarsi degli effetti della nuova normativa urbanistica.

In materia di sviluppo e innovazione, è importante che la Regione, in questo periodo di spending review, abbia recepito le nostre istanze confermando, anzi aumentando la dotazione finanziaria per il progetto Vetrina Toscana. Un progetto mirato all’integrazione e aggregazione tra imprese e alla valorizzazione della filiera di qualità, che ha visto e vede l’intervento organico del sistema camerale. Un modello operativo che potrebbe essere di riferimento anche per la promozione dei Centri Commerciali Naturali. Un’esperienza, anche questa, ormai consolidata e significativa, ma che oggi difetta per risorse e anche per strategie.

Insomma, segnali importanti e positivi dalla Regione che però devono trovare conferma nell’inserimento del nostro settore nel POR.

I tagli passati e probabilmente anche futuri dei trasferimenti agli Enti Locali, ridurranno quasi a zero le risorse proprie delle Regioni, per cui i finanziamenti comunitari costituiranno le uniche risorse disponibili per incentivare e promuovere la ripresa economica. Se quindi il nostro settore non entrerà nel POR, per i prossimi anni non ci saranno risorse per sostenere il processo di rilancio e d’innovazione delle nostre imprese. Questo punto, lo diciamo in modo chiaro e netto, sarà decisivo nel giudizio sull’attività della Giunta Regionale.

 

Turismo

 

Siamo giunti al quinto anno consecutivo di crisi e, nonostante il comparto turistico della Toscana abbia conseguito risultati significativi, divengono sempre più evidenti anche per le imprese turistiche Toscane i problemi strutturali con i quali il nostro Paese si sta misurando.

I rapporti periodici Unioncamere, IRPET e Centro Studi Turistici evidenziano:

 

  • Il numero dei posti letto nelle strutture ricettive della nostra regione si attesta ormai oltre quota 524.000, con un trend di crescita continua, attivo anche nel 2012, che, nel corso del decennio 2000-2010 havisto il settore alberghiero crescere di oltre il 15% e l’extralberghiero crescere di quali il 40%;
  • Le presenze turistiche ufficiali della Toscana, nel periodo 2007-2012 hanno fatto registrare un incremento complessivo di circa 10 punti percentuali, raggiungendo i 43 milioni, nonostante le difficoltà del 2009, grazie alle ottime performance dei turisti provenienti dai mercati esteri, mentre la situazione complessiva del Paese ha evidenziato una flessione;
  • In Toscana crescono anche gli addetti del comparto.

 

Nello stesso periodo però i fatturati delle imprese, nonostante tutto, subiscono una battuta di arresto e in alcuni casi, particolarmente inVersiliae nelle due principali città termali, arretrano.

È evidente che in questi ultimi anni, guadagnare posizioni di mercato nei paesi esteri emergenti e mantenere le posizioni nei paesi tradizionalmente fornitori di flussi versola nostra Regione, ha richiesto alle imprese nuove e più contenute politiche tariffarie, le quali, abbinate ai costi di intermediazione crescenti, hanno determinato una riduzione dei ricavi medi per presenza e quindi della redditività delle imprese.

Il crollo del mercato italiano realizzatosi nell’ultimo anno, particolarmente rispetto al turismo balneare, unito al peso ormai rilevantissimo di imposte e tariffe di energia, smaltimento rifiuti e servizi, hanno completato il quadro.

La situazione che stiamo affrontando è quindi assai complessa e difficile. In questa fase, a nostro giudizio, le questioni fondamentali sulle quali concentrare prioritariamente l’attenzione, sono due:

 

a)  Il reddito disponibile delle famiglie deve aumentare, in Italia e negli altri Paesi occidentali, colpiti pesantemente dalla crisi. Se i Governi dei Paesi Europei non riusciranno a riattivare il processo di crescita economica interrotto nel 2007 e non modificheranno le politiche distributive del reddito, favorendo la crescita dei redditi medio bassi, ogni sforzo compiuto risulterà vano e per le nostre imprese non vi sarà futuro. Soltanto il realizzarsi di questa condizione consentirà ai flussi turistici di riprendere il trend straordinario che li ha caratterizzati dal dopoguerra ad oggi, rendendo possibile il raggiungimento dell’obiettivo, prefigurato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, di 2 miliardi di turisti ogni anno nel 2020.

 

b)  Dobbiamo migliorare sensibilmente la competitività della nostra offerta turistica, rimasta troppo a lungo ancorata a rendite di posizione, ormai anacronistiche e sempre più in affanno nella competizione che vede il nostro Paese,la nostra Regione, confrontarsi con i molti competitor che ormai affollano lo scenario internazionale, nei diversi segmenti strategici di mercato di nostro interesse: il balneare, il congressuale. Innovazione e sostenibilità sono i concetti chiave attorno ai quali, insieme alla Regione, abbiamo deciso di lavorare. Si tratta adesso di insistere in quella direzione, individuando priorità e strumenti adeguati.

L’offerta turistica toscana esprime già oggi importanti punti di forza che la pongono ai vertici nella competizione internazionale. La ricchezza del patrimonio storico artistico, la qualità del territorio, delle attrazioni naturali e del contesto sociale; le eccellenze delle produzioni locali e dell’enogastronomia, le opportunità per lo shopping di alto livello, l’ospitalità, non sono che i principali asset che ci caratterizzano. Si tratta però di tante tessere estremamente delicate di un mosaico molto complesso che facciamo fatica a tenere e a presentare unito e che adesso deve misurarsi con il tema trasversale della sostenibilità.

Innovare nel nostro comparto significa in primo luogo modificare il concetto di prodotto turistico, fornendo risposte adeguate alla domanda di “effettuare esperienze significative” che hanno sostituito la domanda di “soggiorno”. Innovare significa definire un progetto comune ed unire le forze di imprese e settore pubblico per migliorare la qualità delle nostre città e delle nostre destinazioni turistiche, valorizzando il contesto entro cui le nostre imprese possano investire.

Per fare questo servono risorse da destinare a progetti condivisi, collegati ad obiettivi trasparenti, controllabili e misurabili e serve un sistema di governo della politica di sviluppo del comparto, da tropo tempo abbandonato a se stesso.

Le risorse vanno trovate sia nell’ambito dei finanziamenti comunitari, inserendo le azioni funzionali all’innovazione e allo sviluppo di questo comparto fra quelle finanziabili nel settennato 2014–2020; sia nell’ambito delle risorse proprie della Regione e degli Enti locali. Abbiamo uno strumento che dobbiamo usare meglio: il gettito della tassa di soggiorno. Riusciamo ad individuare, in accordo con la Regione ed i Comuni toscani, pochi obiettivi condivisi sui quali far convergere una quota significativa di quel gettito? Sarebbe auspicabile, nell’interesse di tutti.

Per migliorare la competitività delle nostre imprese, o meglio del nostro sistema turistico, sono necessarie inoltre regole, chiare ed efficaci:

 1) una politica ed una strategia unica, condivisa fra i principali soggetti: imprese, sistema camerale, enti locali e regione; la cui attuazione va affidata ad una “agenzia regionale” specializzata, nella quale la rappresentanza delle imprese abbia lo spazio necessario.

 2) L’agenzia regionale deve raccordarsi direttamente con aggregazioni di imprese, espressione strutturata di prodotti di nicchia ben organizzati, per la realizzazione di progetti di promo-commercializzazione.

3) La Regione dovrà garantire il funzionamento di un Osservatorio regionale sul turismo, con l’obiettivo di studiare gli aspetti rilevanti del comparto, individuare le linee per le strategie di sviluppo e monitorare i risultati delle politiche attuate. Gli OTD, Osservatori Turistici di Destinazione, costituiranno i terminali territoriali dell’Osservatorio Regionale e i naturali tavoli di concertazione territoriale di comparto.

Occorre porre un argine allo strapotere dei pochissimi, grandi intermediari ed in particolare ai web operator che ormai controllano ed orientano una quota rilevantissima e crescente del mercato turistico planetario. Non stiamo sostenendo posizioni protezionistiche, che non hanno alcun senso, ma la necessità di garantire alle migliaia di piccole e micro imprese ricettive europee una possibilità di confronto con questi giganti, che di fatto stanno mettendo sotto ricatto l’intero nostro sistema di offerta, godendo di una straordinaria posizione oligopolistica.

Per affrontare questo problema abbiamo due strumenti: 1) una serrata, continuativa ed efficace azione di lobbying da effettuare sia a livello nazionale che comunitario che ci metta in grado di partecipare attivamente alla definizione dei processi decisionali determinanti per la vita futura delle imprese. 2) una seria, continua ed efficace azione di formazione rivolta agli imprenditori ed ai loro collaboratori, per far comprendere loro come il contesto nel quale operano sia profondamente cambiato in poco tempo, quali strumenti è oggi indispensabile conoscere ed utilizzare correttamente. Non possiamo chiuderci a riccio nei confronti dei social media e degli strumenti che questi mettono a disposizione dei nostri clienti per esprimere giudizi e valutazioni sui servizi acquistati; dobbiamo pretendere che questi strumenti siano utilizzati e gestiti correttamente ed allo stesso tempo essere capaci di utilizzarli al meglio. In questo ambito disponiamo di uno strumento importante, il fondo Fonter per la formazione continua, che può fornire un contributo determinante alla soluzione del problema.

 

IMPRESE SU AREA PUBBLICA

 

La grande crisi che colpisce il nostro paese e in generale tutto il sistema economico mondiale sta avendo forti ripercussioni anche sul nostro settore.

Probabilmente da tutto ciò scaturirà un nuovo sistema economico, con dinamiche estremamente diverse dalle attuali, e noi dovremo essere pronti ad affrontarle consolidando il presente e programmando il futuro. L’azienda ambulante, per i numeri che rappresenta nel tessuto economico del nostro territorio e più in generale su quello Nazionale, ne costituisce una componente essenziale sia dal punto di vista della ricchezza e occupazione.

Ormai da diversi anni, ed oggi ancor di più, esercitare il lavoro di commerciante su area pubblica significa fare impresa a tutti gli effetti, investire e rischiare come tutte le atre aziende, dover ottemperare agli stessi obblighi e quindi avere pari dignità. Per la tipologia del lavoro molto spesso il nostro futuro è legato alle decisioni delle Pubbliche Amministrazioni locali, che troppo spesso aldilà delle dichiarazioni non sempre ci riconoscono il nostro ruolo ed il nostro diritto ad essere considerati aziende come gli altri.

I risultati dell’intesa Stato Regioni sui criteri di applicazione della Direttiva Bolkestein sono l’ultimo grande successo, ma tutto ciò non basta, e a dimostrazione di come ancora esista un certo modo di pensare pochi mesi fa il Ministero dei Beni Culturali ha emesso una direttiva denominata “Ornaghi“ dal nome del Ministro, che ancora una volta tende a precarizzare tutte quelle attività ambulanti che operano nei centri storici, denotando una assoluta ignoranza sul nostro settore, inserendo elementi che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Dobbiamo consolidare quindi il presente, attraverso il proseguimento di un’azione sindacale forte e precisa, ribadire ancora e con più forza che i mercati oltre alla valenza economica rappresentano un elemento di valorizzazione territoriale fondamentale, che oltre a fornire un servizio insostituibile alle fasce più deboli della popolazione, costituiscono in un momento di crisi come quello attuale, un’opportunità di acquisto più economica ed un elemento importante di calmierizzazione dei prezzi.

Occorre pensare però anche a politiche di rilancio e di sviluppo delle quali dovremo farci promotori, ma che necessitano, per alcuni temi, proprio perché operiamo su aree pubbliche del coinvolgimento delle Amministrazioni Locali. Il nostro settore ha sicuramente bisogno di essere riqualificato, la standardizzazione dell’offerta sta mettendo a rischio molti mercati, e rischia di farci perdere quell’offerta merceologica che oltre al prezzo spingono i consumatori a visitarli. Riqualificare non è semplice, vi sono norme precise che non danno grandi margini di manovra, su tutte la scomparsa dei settori merceologici e la semplice differenziazione fra food e non food. Qualcosa di nuovo però sta nascendo e i nuovi criteri che saranno adottati per l’assegnazione di posteggi in mercati nuova istituzione, che premieranno qualità dell’offerta e professionalità vanno nella giusta direzione.

Questo tema della promozione deve quindi tornare ad essere un elemento fondante della strategia e dell’azione sindacale, e non come purtroppo accade oggi, una fonte di lucro per qualcuno. Dovremo cercare di strutturare in modo preciso e laddove ve ne siano le condizioni, modelli di autogestione delle aree mercatali, che porterebbero a sicuri benefici per le aziende.  Dovremo affrontare il tema del rapporto e della collaborazione con i centri commerciali naturali, in un’ottica di sinergia e di rispetto delle aspettative e delle esigenze dei vari settori che in queste realtà operano. Per fare tutto ciò occorre però che chi amministra condivida questa nostra azione, con politiche che favoriscano il rispetto delle regole, garanzia di pari opportunità e tutela della concorrenza.

Noi ci siamo messi in gioco, e la legge sul DURC ne è la prova, adesso chi di dovere deve esercitare il proprio ruolo, con la consapevolezza che la fase attuale è difficile ma che un segnale vada comunque dato. Ed in quest’ottica diventa ormai non procrastinabile un intervento legislativo per regolamentare in modo uniforme su tutto il nostro territorio le varie manifestazioni denominate “arte e ingegno”, “mostra scambio” e altro ancora che da eventi una tantum stanno divenendo vere e proprie attività imprenditoriali, equiparate ai mercati regolari senza averne i requisiti, autorizzate ed organizzate in modo a discutibile.

Il commercio su area pubblica ha una propria dignità di impresa, deve sottostare a regole chiare ed indiscutibili, non è più accettabile che qualcuno possa pensare di realizzare o autorizzare manifestazioni che oltre a dequalificare il nostro settore costituiscono un elemento di concorrenza sleale non più ammissibile. Unitamente a ciò non sono più rinviabili politiche di intervento sull’abusivismo commerciale, che negli anni si sta trasformando in una vera e propria piaga, assistiamo impotenti, troppe volte e in troppe realtà ad una tolleranza sconcertante del fenomeno da parte degli organi preposti a controllare e intervenire. Infine il tema del commercio su area pubblica in aree di importante carattere storico. Dobbiamo riaffermare con forza che l’azienda ambulante non è un elemento di disturbo e degrado, ma una parte fondante delle nostre città, da centinaia di anni a questa parte, un elemento che negli anni ha contributo alla crescita culturale ed economica delle città. Siamo pronti ad affrontare tematiche difficili come quelle del banco architettonico, della qualità delle merci, della professionalità, e della premialità a chi investe e lavora, ma non possiamo accettare che una visione puramente estetica delle nostre città metta in discussione migliaia di posti di lavoro.

Energia e distribuzione carburanti

 

I consumi petroliferi in Italia, sono scesi del 35% dal 2006 ad oggi. Inoltre continua il crollo delle immatricolazioni delle auto, -20% a novembre 2012. Sono dati che ci dicono, che anche il settore della distribuzione carburanti, come il resto del Paese, accusa gli effetti di una crisi economica profonda, che per i gestori significa una forte diminuzione dei fatturati, e della vendita dei carburanti, un aumento delle spese di gestione, una insostenibile pressione fiscale. Sempre di più si assiste al fenomeno di gestori, che abbandonano la loro attività. Sono sotto gli occhi di tutti, le responsabilità dei Governi, che si sono succeduti negli ultimi cinque anni e delle stesse compagnie petrolifere.

Per quanto riguarda le scelte dei Governi, le varie riforme di liberalizzazione degli ultimi anni, aldilà degli annunci, non hanno modificato l'assetto della rete distributiva, segnata da un sovrannumero di impianti, da bassi erogati medi, dalla sostanziale assenza delle più remunerative attività non oil. Inoltre i ripetuti interventi di aumento delle accise, hanno determinato la corsa verso l'alto dei prezzi dei carburanti. Le compagnie petrolifere hanno scelto invece la strada di politiche di corto respiro, finalizzate tra l'altro alla marginalizzazione della figura del gestore, che di conseguenza vede sempre più intaccato il proprio margine, anche per effetto di accordi economici, che nella gran parte dei casi non sono stati rinnovati ormai da anni, causa indisponibilità delle aziende petrolifere.

In questo fosco quadro, la Faib, a livello nazionale, è riuscita comunque ad ottenere significativi risultati per la categoria, basti pensare al "bonus fiscale" finalmente diventato strutturale, e all'ultimo Verbale di Intesa, sottoscritto con il Governo Monti, che richiama l'intangibilità del margine del gestore, l'apertura dei tavoli di confronto con le compagnie anche sulle nuove forme contrattuali, la gratuità delle carte di pagamento. In Toscana, l'iniziativa, assunta principalmente dalla Faib, e il confronto positivo conla Regione Toscana, hanno portato alla conferma di una Legge sulla distribuzione carburanti, dove si ritrovano buona parte delle nostre proposte, a partire dal contenimento della diffusione degli impianti ghost, consentiti solo nelle aree montane e disagiate.

Di grande rilevanza è il Protocollo sottoscritto, nei mesi scorsi, tra il Presidente della Regione,EnricoRossi, e le organizzazioni sindacali, in cui si afferma che l'aggregazione dei gestori, finalizzata al riscatto degli impianti e all'acquisto all'ingrosso dei carburanti, può contribuire al contenimento dei prezzi praticati, e quindi il conseguente impegno della Regione Toscana, ad attivarsi con appositi fondi di garanzia e relativi canali di finanziamento, per promuovere forme aggregative dei gestori e il riscatto degli impianti. Una prima traduzione nella realtà, della iniziativa "Libera la Benzina" su cui la Faib, a livello nazionale, ormai da alcuni anni, caratterizza il suo impegno e la sua iniziativa politico-sindacale.

Continua a crescere il differenziale tra il costo dell'energia che devono affrontare le imprese italiane, rispetto a quello degli altri paesi europei. Condivisibile, è il recente documento di Rete Imprese Italia, che partendo da questa amara constatazione, pone tra le priorità, in materia energetica, la riduzione dei costi energetici per le PMI attraverso un più efficace funzionamento dei mercati liberalizzati, ed una rimodulazione perequativa della fiscalità energetica e degli altri oneri presenti in bolletta.

L'Italia deve saper cogliere le opportunità offerte dalla green e white economy, con la convinzione che i paesi, che riusciranno più velocemente a cogliere le possibilità ed opportunità aperte dalle sfide energetiche ed ambientali, potranno uscire dalla crisi economica prima e meglio degli altri.

Anchela stessa Confesercenti, attraverso il proprio dipartimento Energia, dovrà sapersi caratterizzare, in maniera sempre più adeguata, per la sua capacità di elaborare proposte e progetti tesi alla riqualificazione energetica, al risparmio di energia, nell'interesse delle nostre imprese associate, e più in generale dell'ambiente e della qualità della vita. 

 

 

Il socio-sanitario e le problematiche fipac

 

Sicuramente in modo più attento che su gran parte del territorio, Confesercenti Toscana ha da tempo presidiato in modo organico tale settore, in uno con il sindacato dei pensionati che, pur con limitato sviluppo, ha confermato per tutto il passato quinquennio un incremento numerico contro risultati diversi in molte altre Regioni.

Nella materia si è anche consolidata una autentica organicità dei rapporti interconfederali tramite il Cupla regionale (ed a caduta tramite quelli locali) che, è bene ricordare, fu promosso ormai molti anni fa dalla nostra confederazione e dal nostro sindacato pensionati e del quale ci facciamo carico significativo anche nella conduzione corrente. Presentiamo anche come apprezzabile l’attività di informazione costante resa dall’Area alle Organizzazioni territoriali; quando, e se, recepita ha dato suggerimenti, anche di tipo correttivo, alle attività delle nostre organizzazioni territoriali ed in ambiti non esclusivamente sociali.

Abbiamo sicuramente concorso, e riteniamo sia stato ampiamente documentato e rendicontato, al mantenimento nella nostra Regione di un alto livello di presidi sociosanitari nonostante l’azzeramento dei finanziamenti statali (dalla non autosufficienza ad altri interventi a finanziamento regionale) e siamo pesantemente impegnati nella fase di revisione di tutta una serie di modi di gestione della Salute, intesa come integrazione tra bisogni sociali e bisogni sanitari. Revisione indicata come indispensabile dall’Europa, quindi dal nostro e da altri Governi, quindi dall’Amministrazione regionale, in funzione delle esigenze e dei costi di una popolazione che invecchia, di una costante innovazione tecnologica, dell’immigrazione, e da molti altri fenomeni di una società globalizzata e in movimento.

Revisione il cui intento prevalente sia quello, come sosteniamo, di produrre di più non con meno risorse rispetto a quelle attualmente dedicate – come molti intendono – ma rispetto a quelle che sarebbero necessarie in futuro in presenza di un sistema cristallizzato, la cui misura è giudicata insostenibile da tutti i modelli economici nazionali ed europei. Pena l’alternativa di uno svilimento della Sanità Pubblica a favore di quella privata, con tutti gli squilibri sociali che ne deriverebbero.

Questa preoccupazione ci impone di impegnarsi a livello del territorio, dei Comuni, dei Distretti sociosanitari, insomma la dove i ”Servizi sociali e sanitari” vengono strutturati e gestiti, sulla base di decisioni e linee di indirizzo dei livelli superiori, sì, ma con autonomie decisionali, organizzative e temporali che alla fine determinano la qualità, l’efficienza e l’equità, la fruibilità, non ultima l’economicità, dei servizi stessi.

Strettamente connesso con l’ambito delle politiche sociali è il discorso della Fipac, il nostro sindacato dei pensionati e degli anziani, apparentemente rappresentativo in modo accettabile in una valutazione limitata solo ai pensionati del commercio (14.687 soci su 118.147 pensionati della gestione, pari al 12,44%, limitando il conteggio ai soli soci con delega Inps e senza contare i “soci per cassa”), ma poco soddisfacente, invece, nel confronto con il numero complessivo delle pensioni Inps della Toscana (978.191); valutazione, la seconda, più veritiera alla luce della “promiscuità gestionale” dei nostri associati Fipac, così come lo è per tutti gli altri sindacati di categoria.

I pensionati non sono “imprese”, hanno necessità di politiche e di servizi diversi da quelli richiesti dalle imprese e facendo parte, a seguito di precise scelte, della Confederazione, questa deve dedicare loro la necessaria attenzione e supporto (sulla questione CUD/ObisM siamo non soddisfatti sull’attenzione che è stata dedicata al tema sia dalle Federazioni che dalle organizzazioni).

La diffusa compagine dirigente di una volta si è, per ovvi motivi, di molto assottigliata senza che sia stato fatto molto, talvolta niente, per il necessario ricambio; vaste aree del territorio non esprimono, ad oggi, alcun dirigente, neanche per la composizione degli organismi regionali e per il necessario raccordo regione/territorio.

Eppure il sindacato produce anche entrate significative, specie per alcune nostre organizzazioni provinciali. Quanto potrà durare tutto questo?

La via che possiamo convenire per il mantenimento, prima, e per lo sviluppo di seguito, è quella di dedicare una più puntuale attenzione a questo nostro sindacato “speciale”, promuovendo anche la gratificazione degli anziani che se ne fanno e faranno carico, dedicando a questo, se necessario, una qualche parte delle risorse che la Fipac produce.

 

Una associazione adeguata ai tempi

 

Confesercenti Toscana partecipa e parteciperà attivamente alla profonda trasformazione interna che da qualche anno l’associazione sta sperimentando; un percorso fatto di tappe, di una modificazione progressiva di strumenti, organismi, metodi che ci porti a una diversa realtà organizzativa.

Gli accorpamenti gestionali interprovinciali (le aree vaste), il coordinamento per aree sindacali con l’inserimento di spiccate professionalità che siano di supporto agli imprenditori che guidano le categorie, il miglioramento della comunicazione e il contatto con i soci, il recupero dell’iniziativa e della capacità di rappresentanza anche e soprattutto sul territorio, a partire dai Comuni, la rivisitazione degli strumenti utili alle imprese per il credito, la formazione, la contrattualistica e bilateralità – su cui l’associazione dovrà impegnarsi con maggiori risorse essendo un tema centrale per la media impresa - il patronato e le politiche sociali, l’innovazione e l’assistenza tecnica, sono le linee guida – confermate nell’ultima Convention di Venezia – su cui dovremo camminare nei prossimi mesi. Insieme al consolidamento dei conti, ad una costante revisione delle spese, al riposizionamento strategico e alla riconfigurazione organizzativa.

Le prime attuazioni ci sono già state conla Presidenza Nazionaledi febbraio 2013. Altre seguiranno e costituiranno altri pezzi di un mosaico che troverà l’assemblaggio compiuto con la revisione dello Statuto che ci consegnerà un’associazione adeguata ai tempi che sono cambiati.

La Toscana farà la propria parte con determinazione, volontà, coesione.

Calendario Assemblee elettive provinciali

Lunedì

8

aprile

ore 10.00

LIVORNO

Domenica

14

aprile

ore 10.00

AREZZO

Lunedì

15

aprile

ore 10.00

FIRENZE

Domenica

21

aprile

ore 10.00

SIENA

Domenica

21

aprile

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GROSSETO

Lunedì

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aprile

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PISTOIA

Lunedì

29

aprile

ore 18.00

PRATO

Domenica

5

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TOSCANA NORD

Lunedì   20 maggio  ore 9.30   ASSEMBLEA REGIONALE TOSCANA

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4 Aprile 2013
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