Migranti: vergogna UE, nessuna ripartizione obbligatoria fra gli Stati membri

La Commissione europea accantona definitivamente l’idea di un meccanismo obbligatorio di redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. La discussione politica sulle quote «si è del tutto esaurita», e non si procederà più in tal senso, riconosce il commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. L’esecutivo comunitario prende atto dell’impossibilità di un accordo tra i governi nazionali e decide di andare avanti, per approvare solo ciò che crea consenso. Un duro colpo per Grecia e Italia, lasciate da sole a fare i conti con gli sbarchi.

Per la Commissione «è tempo di essere pragmatici». Lo scontro sulle quote non deve fermare l’agenda dei lavori, e Bruxelles propone di approvare, entro inizio 2019, cinque delle nove riforme in cantiere: requisiti per la protezione, condizioni di accoglienza, Agenzia Ue per l’asilo, raccolta di impronte digitali (Eurodac) e re-insediamento. Dunque niente riforma del regolamento di Dublino, base giuridica del sistema comune di asilo. Di tutto questo si parlerà domani in occasione del consiglio Affari interni senza il vicepremier Matteo Salvini, che, visto l’andazzo europeo, resterà a Roma per lavorare alla manovra.

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