Canoni demaniali idrici, la Regione vara la riforma

Canoni demaniali idrici, la Regione vara la riforma

Dopo otto mesi di lavoro, la giunta regionale della Toscana con due delibere e una proposta di legge ha delineato il nuovo quadro regolamentare del demanio idrico (competenza che dalle Province è passata alle Regioni), e quindi le nuove regole dei canoni demaniali idrici: non si pagherà più per scaglioni e in base al massimo della concessione richiesta, annuncia la Regione, ma sulla base degli effettivi consumi.

E’ una riforma complessiva che arriva al termine di un lungoperiodo di ispezioni, approfondimenti, e confronti con le categorie economiche, che avevano contestato la manovra di fine 2016 per l’armonizzazione delle norme ereditate dai vari regolamenti provinciali, responsabile di un incremento dei canoni che secondo le elaborazioni di Confindustria Toscana Nord arrivava anche al 980% per alcune aziende cartarie, tessili, chimiche e edili.

Il canone sarà composto da una quota fissa e da una variabile. Sono previsti sconti e agevolazioni, anche a fini agricoli, per chi ad esempio restituisce l’acqua con le stesse caratteristiche chimiche e fisiche di quando l’ha prelevate e nello stesso corpo idrico, a chi utilizza per almeno metà del fabbisogno anche acque reflue e riciclate (e a chi raccoglie acque piovane), oppure a chi irriga senza sprechi.

Lo sconto sarà del 30% per le imprese, e in particolare per i distretti del cuoio, della carta e del tessile. Sconti fino al 35%, anche per chi si impegna a trasmettere periodicamente dati sui consumi, o per le piccole aziende idroelettriche. Per l’uso agricolo sarà ridotto il valore di soglia per il pagamento di un contributo minimo.

Novità anche per chi ormeggia piccole imbarcazioni sui corsi d’acqua: il canone applicato, che in questo caso riguarda non l’uso dell’acqua ma l’impiego di spazio del demanio, si baserà d’ora in poi su una formula che trasforma tre metri lineari di ormeggio in dieci metri quadri di occupazione. La soluzione trova «moderatamente» soddisfatta la Confcommercio, secondo cui «dal +600% previsto all’inizio siamo passati al +40%, ma è comunque un sacrificio enorme per gli imprenditori del settore nautico, costretti a fronteggiare un mercato difficile che negli ultimi anni ha subito fortissime contrazioni».

Oltre alla rimodulazione dei canoni sarà sospesa per due anni, fino al 2018, l’imposta regionale applicata nei casi di occupazione di suolo. Ci sarà tempo fino al 30 novembre 2017 per mettersi in regola sull’imposta dell’anno scorso ancora non pagata, versando un’aliquota agevolata pari al 20%. Si snelliscono inoltre le procedure per acquisire pareri, nulla osta e atti di assenso necessari al rilascio della concessione. Con i grandi utenti come le utility, sostiene la Regione, potranno in futuro venire stipulati accordi specifici.

La concessione per l’occupazione può riguardare ad esempio un ponte, una passerella o una strada che attraversa un fiume o uno specchio d’acqua, il tubo o il cavo che lo scavalca, l’occupazione temporanea per una manifestazione o il ponteggio per la ristrutturazione di una casa lungo un argine, orti e campi a ridosso, ma anche magari una terrazza di un’abitazione o di un ristorante che si affaccia su un fiume o un lago. L’uso interessa quanti prelevano e utilizzano l’acqua per bagnare campi ed orti, per lavorazioni industriali, per allevare pesci, per la produzione di energia idroelettrica, per acquedotti industriali o rurali oppure, in taluni casi, anche come acqua potabile.

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Marta Panicucci

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