Elezioni: baruffe a sinistra. Boldrini contro Renzi, serve discontinuità nel programma

Il Pd, come abbiamo annunciato, fa partire il countdown verso le elezioni: Ettore Rosato, capogruppo dem alla Camera e fedelissimo di Matteo Renzi, annuncia che, ferme restando le prerogative di Sergio Mattarella, dopo il via libera alla legge di bilancio la legislatura è finita, un timing che lascia intravedere elezioni a marzo. Il segretario dem, in giro in Toscana per presentare il suo libro, si tiene lontano dal tema, consapevole di attirarsi gli strali di chi lo accusa di avere fretta di andare a votare. «Nei prossimi sei mesi non discuterò di posti in Parlamento ma di programma», mette in chiaro il giorno dopo che Speranza e Pisapia fanno pace e riparte lo scontro con il Pd.

A riaccendere la tensione tra il Pd e i promotori del nuovo partito a sinistra è la presidente della Camera Laura Boldrini, molto attiva al fianco dell’ex sindaco di Milano. Dopo aver chiarito, anche ai fini interni, che Pisapia è il leader, Boldrini sostiene che serve discontinuità sui programmi, si sta insieme se si ha lo stesso programma e al momento con il Pd non c’è. Discontinuità, ricorderete, era la parola magica del leader dell’Udc, Marco Follini, che contestava il Governo Berlusconi, di cui faceva parte. Follini è sparito dal panorama politico e molti non cadrebbero in preda alla disperazione se analoga sorte toccasse alla presidenta.

Una presa di distanza che il segretario dem, mordendosi le labbra, accoglie in modalità zen anche perché, secondo i sondaggi, la polemica con la sinistra svantaggia il Pd. «Io posso solo dire che – afferma l’ex premier – se uno è di sinistra cerca di combattere contro il rischio Salvini o Grillo. Se pensano che il rischio sia il Pd, auguri».

La convinzione dei vertici dem è che attaccando il Pd la sinistra aiuta solo i rivali del centrosinistra alle elezioni. L’incomunicabilità sembra totale non solo con Pier Luigi Bersani ma anche con Campo Progressista. «Non siamo noi quelli che lavorano contro – sostiene Massimiliano Smeriglio – il nostro obiettivo non è quello di azzoppare nessuno ma di contendere il paese alle destre, ai razzisti, ai populisti».

Distanze che spiegano perchè Matteo Renzi sia contrario ad introdurre il premio di coalizione, chiesto dal centrodestra, nella riforma della legge elettorale che, nelle speranze del Pd, dovrebbe aver il via libera della Camera a fine settembre.

Una disponibilità a riprendere il filo della legge elettorale che suona anche come un segnale al presidente della Repubblica, che chiede di insistere per omogeneizzare i sistemi di Camera e Senato prima di sciogliere le Camere. Con lo scioglimento delle Camera a inizio gennaio si anticiperebbe di un mese la fine della legislatura e quindi il ritorno alle urne. D’altra parte la prospettiva delle elezioni ha messo in moto sia M5S, che a fine settembre avrà il suo candidato premier, sia il centrodestra.

«Nei sondaggi che vedo io – ostenta sicurezza Renzi – il Pd è il primo partito. Se Berlusconi si accorda con Salvini e fa una scelta populista, fa un regalo al Pd: perde i voti moderati e regala parlamentari alla Lega».

 

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