Pubblica amministrazione: spesa ridotta di oltre 12 miliardi in sei anni, grazie al blocco dei contratti

Il blocco della contrattazione e le altre misure di spending review hanno tagliato la spesa per il personale della Pubblica Amministrazione di oltre 12 miliardi di euro nel giro di sei anni, quindi più di due miliardi l’anno in media. A certificarlo è la Ragioneria generale dello Stato nell’Annuario Statistico. Nel 2015, rispetto al 2009, l’anno in cui la spesa è stata massima, al netto dei nuovi enti entrati a far parte del perimetro della P.A, sono stati spesi per il pubblico impiego circa 12,6 miliardi in meno.

La riduzione registrata negli ultimi anni è conseguenza diretta della normativa di contenimento della dinamica della spesa che ha caratterizzato gli ultimi anni, che ha riguardato tutti i possibili fattori di crescita, spiega la Ragioneria. Risulta così che nel 2015, le oltre 10 mila amministrazioni pubbliche censite hanno impiegato circa 3,3 milioni di dipendenti a tempo determinato e indeterminato con una spesa annua di 158 miliardi. La principale determinante che spiega l’andamento del costo del lavoro va ricercata nell’applicazione delle norme contrattuali. Oltre alla normale corresponsione di benefici per i bienni economici, la tardiva sottoscrizione dei rinnovi contrattuali ha dato sovente luogo all’erogazione di consistenti somme a titolo di arretrati. Da ciò scaturisce il tipico andamento a dente di sega della spesa dei singoli comparti: notevoli incrementi nell’anno di applicazione, stasi o leggera crescita nei successivi o, in qualche caso, riduzione se gli arretrati corrisposti sono stati particolarmente rilevanti.

La retribuzione media nel pubblico impiego è scesa di 209 euro in un anno: passando dalle 34.355 del 2014 alle 34.146 euro del 2015. Nella Pubblica Amministrazione non tutti guadagnano lo stesso: a fronte di una retribuzione media complessiva annua di 34.146 euro, c’è la scuola, il comparto più povero con 28.343 euro e la magistratura, in cima alla piramide con 138.481 euro. Dopo le toghe vengono i settori della carriera prefettizia (94.117) e di quella diplomatica (93.183). In alto nella graduatoria compaiono anche le autorità indipendenti (84.950) e la presidenza del Consiglio dei ministri (57.612). In fondo, fanno compagnia al comparto della Scuola, il settore Regioni ed enti locali (29.057) e quelli dei ministeri (29.788).

 

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