Migranti: solo 2 Ong firmano il codice di condotta del Viminale, cinque non aderiscono

Un vero flop la cerimonia di firma del codice di condotta per le Ong strombazzata dal Governo. Hanno sottoscritto il documento Moas e Save the children, mentre Proactiva Open Arms ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l’accordo. Medici senza frontiere ha consegnato una lettera diretta al ministro Minniti, con la quale, nel prendere atto dell’esemplare ruolo svolto dall’Italia, ha messo in luce che i principi umanitari di indipendenza, imparzialità e neutralità non hanno consentito la firma assieme alle altre organizzazioni. Ciò nonostante hanno ritenuto liberamente di adeguarsi alla gran parte dei principi del Codice da loro condivisi». Non hanno preso parte alla riunione Sea Watch, Sea Eye, Sos Mediterranee, mentre Jugend Rettet non ha firmato.

Severo il giudizio del Viminale, certamente deluso dall’insuccesso: «L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse.»

Ovviamente sarcastiche le opposizioni: «L’arroganza di chi non accetta le regole va ripagata con punizioni severe e con l’allontanamento dal nostro Paese sia delle navi, sia di ogni altra struttura di rappresentanza di chi calpesta la legge e distrugge l’Italia», questo il giudizio del sen. Maurizio Gasparri.

Il sen. Roberto Calderoli, Lega Nord: «da domani siamo sicuri che il nostro Governo impedirà a tutte le ONG non firmatarie di accedere a tutti i nostri porti. Altrimenti l’Italia farebbe una figura miserevole, dopo aver cianciato ai quattro venti del codice per limitare le ONG».

Spara a zero anche Giorgia Meloni (FdI): «Persino le Ong prendono a pesci in faccia il Governo e molte tra loro si rifiutano di sottoscrivere un codice di condotta già molto permissivo. Per Fratelli d’Italia la linea da tenere con le Ong è molto più semplice: sequestrare le navi che entrano nei nostri porti, far sbarcare i passeggeri, denunciare gli equipaggi delle navi per tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

Ma ecco il testo del codice che la Meloni definisce, giustamente, permissivo:

Sono 13 gli impegni chiesti dal Viminale alle Organizzazioni non governative. La mancata sottoscrizione del documento o l’inosservanza degli impegni previsti può comportare – si legge nel documento – l’adozione di misure da parte delle autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell’interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un’accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori. Questi i 13 impegni:

– Non entrare nelle acque libiche, salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.

– Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.

– Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.

– Attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle ong anche di avere a bordo capacità di conservazione di eventuali cadaveri.

– Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.

– Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi.

– Non trasferire le persone soccorse su altre navi, eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave.

– Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave.

– Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.

– Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, eventualmente e per il tempo strettamente necessario, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico.

– Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l’ong è registrata.

– Cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.

– Recuperare, una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.

 

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