Versiliana: l’intervento di Matteo Renzi

In una lunga chiacchierata al Caffè della Versiliana l’ex premier parla del suo libro, della sua attività come capo del Governo, ma soprattutto di Consip e di babbo Tiziano:

Quello che a Matteo Renzi è rimasto dell’esperienza come presidente del Consiglio, «è la qualità delle persone e delle relazioni umane, perché l’Italia non è un paese finito, ci lamentiamo ma siamo capaci di fare cose che agli altri non riescono». Chiudendo il suo intervento al Caffè della Versiliana il segretario Pd ribadisce che fare l’italiano in tutti i settori è un elemento d’orgoglio. Per questo non mi piacciono quelli che vanno via con il broncio. Io non credo al mugugno, al piagnisteo continuo. E’ invece preoccupato perché ci sono tante cose da fare, che tanti non ce la fanno (sottinteso che c’è bisogno di lui per farcela). Compito della politica è rimediare a queste diseguaglianze. «Io chiedo di credere nell’Italia non in me», ha concluso prima di firmare decine di copie del libro Avanti.

Ha attaccato il M5S: «Premesso che io di referendum non ne faccio più fino al 2083/84, ma loro vogliono fare un referendum sull’euro. Glielo dicono loro alle aziende del Nord Est?».

CONSIP – Ma la maggior parte del suo intervento è stato dedicato alla vicenda Consip, a babbo Renzi, con attacchi frontali e velate minacce ai magistrati inquirenti. Questo il lunghissimo passaggio dedicato alla vicenda: «Non so se tra qualche mese lui sarà archiviato per la seconda volta in vita sua. Mio padre non ha mai visto un giudice eppure è stato pedinato come un camorrista da una Procura che pare mettere microspie negli ulivi di casa mia. Verrebbe quasi da dire c’è da augurarsi che abbiano trovato qualcosa perché non so cosa accadrà quando dovesse essere archiviato. In tutte le intercettazioni pubblicate, sempre dallo stesso giornale, di penale non c’è nulla. Non ho dubbi che tutto sia legittimo e regolare – aggiunge – ma noi non abbiamo paura di nulla. Abbiamo passato momenti non facili – dichiara ricordando le conversazioni con il padre sulla possibilità di un pranzo in una bettola a Roma – mi sono vergognato di dubitare di mio padre Ma per quale motivo l’Italia deve sapere di questa conversazione? Quanta violenza c”è in questa storia che per me non finisce qui. Questa storia non può oscurare la vera storia: non sono le intercettazioni né il concorso esterno in traffico d’influenza. Se mio padre è colpevole è giusto che paghi non ci sono distinzioni. Ma la storia non è questa».

E ancora: «In questa vicenda la Procura sospetta che vi sia la manomissione di prove che riguardano l’allora Premier. Il punto è che se c’è manomissione è atto eversivo. Se pezzi dell’Arma hanno violato quei doveri è lui che ne deve rispondere e non l’Arma – dice a proposito delle intercettazioni sul caso Consip – e se qualcuno ha commesso questo deve pagare. Non suoni come polemica: hanno lasciato più tracce di Pollicino. Chi è nelle condizioni istituzionali di intervenire lo farà. Di certo è che così non mi fermano: noi non siamo scesi a compromessi».

 

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