Camere di Commercio: la riforma avanza faticosamente, finora 15 camere sono state accorpate in 7

camereCon il No al referendum vanno in cavalleria la soppressione del termine province dalla Carta costituzionale, e la cancellazione del Cnel. Si riduce invece progressivamente il numero degli enti camerali, e il costo degli adempimenti per le imprese, con esuberi di organico da risolvere tramite ricollocazione in enti pubblici. In virtù di uno dei provvedimenti approvati nel corso di uno degli ultimi CdM del Governo Renzi (24 novembre), in applicazione della Riforma della Pubblica Amministrazione. Si tratta di un disegno di legge applicativo di una legge delega (124/2015), con esame definitivo ed entrata in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La parte della norma relativa al piano di razionalizzazione prevede, come noto, che il numero complessivo delle Camere di Commercio si riduca a non più di 60 (oggi sono 105), rispettando una serie di criteri: almeno una Camera di Commercio per Regione, accorpamento di quelle che non hanno almeno 75mila imprese iscritte. Vengono così attuate le linee direttive previste dalla legge delega, che prevede anche l’istituibilità di una camera di commercio in ogni provincia autonoma e città metropolitana e la possibilità di tenere le Camere di Commercio, anche superando i limiti sopra indicati, nelle province montane e nei comuni montani privi di adeguate infrastrutture.

Il processo di accorpamento già in corso ha coinvolto finora 15 enti, che si sono accorpati in 7 nuove entità. Si tratta di: Venezia Giulia ( Trieste + Gorizia); Riviere di Liguria (La Spezia + Imperia + Savona); Biella-Vercelli; Delta Lagunare (Venezia + Rovigo); Treviso – Belluno; Maremma e Tirreno (Livorno + Grosseto); Molise (Campobasso + Isernia). Altri accorpamenti avverranno con decreto del Ministero dello sviluppo economico. In Abruzzo: Chieti e Pescara; in Calabria: Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia; in Campania: Avellino e Benevento; in Emilia-Romagna: Forlì Cesena, Rimini; in Lombardia: Milano, Monza e Brianza, Lodi; in Sicilia Palermo Enna; Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Catania, Siracusa e Ragusa; Messina.

Sul fronte dei risparmi, il numero di consiglieri scende del 30%. Stabiliti la gratuità per gli incarichi degli organi diversi da revisori, l’accorpamento di tutte le aziende speciali che svolgono compiti simili. Altre novità: limitazione del numero delle Unioni regionali e nuova disciplina delle partecipazioni in portafoglio. Prevista la rideterminazione dell’organico del personale dipendente eventualmente con ricorso a processi di mobilità tra le diverse Camere di Commercio o la definizione di criteri di ricollocazione presso altre amministrazioni pubbliche. Ci sono anche risparmi per le imprese, con il dimezzamento del diritto annuale.

La legge delega prevede anche l’eliminazione di tutte le duplicazioni, ad esempio in materia di promozione del territorio, con altre amministrazione pubbliche, il riordino delle competenze relative alla tenuta del registro imprese, garantendo la continuità operativa del sistema informativo nazionale, la definizione di standard di qualità in relazione alle funzioni fondamentali delle Camere di Commercio.

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