Governo: Mattarella congela le dimissioni di Renzi fino all’approvazione della legge di bilancio

sergio mattarellaDopo un Consiglio dei ministri breve, poco più di 10 minuti, nel quale Renzi ha salutato e ringraziato i componenti del suo esecutivo il premier è salito al Quirinale per incontrare il presidente Mattarella. Matteo Renzi avrebbe confermato in consiglio dei ministri, secondo quanto riferiscono più fonti, l’intenzione politica di dimettersi. Ma la formalizzazione delle dimissioni avverrà, spiegano le stesse fonti, solo dopo l’approvazione della manovra che nelle intenzioni del governo dovrebbe avvenire nei tempi più brevi possibili, forse già in settimana, per evitare l’esercizio provvisorio del bilancio.

Il Presidente della Repubblica ha ricevuto quindi al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, dottor Matteo Renzi, il quale, a seguito dell’esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri, ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del Governo e ha pertanto manifestato l’intento di rassegnare le dimissioni.

Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento.

Una strada già seguita nel 2012, quando il governo di Mario Monti entrò in crisi dopo l’intenzione manifestata dall’allora segretario del Pdl, Angelino Alfano, di considerare conclusa l’esperienza di quell’esecutivo. Era il 7 dicembre. Il giorno dopo al Quirinale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevette Monti, riferendogli dei colloqui avuti il giorno prima con i rappresentanti dei partiti della maggioranza. Monti allora, di fronte all’intenzione manifestata da Alfano dopo gli incontri del Capo dello Stato, sottolineò di trovarsi di fronte ad un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del governo e della sua linea di azione. Quindi, non ritenendo possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato presentò le sue dimissioni. Dopo il colloquio con Napolitano, Monti accettò tuttavia di accertare quanto prima se le forze politiche che non intendevano assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio -rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo- fossero pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio. Subito dopo Monti avrebbe comunque formalizzato le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, cosa che avvenne il 21 dicembre. Erano passati però ben 14 giorni, un periodo di tempo non breve. Il giorno dopo Napolitano, dopo le consultazioni, sciolse le Camere e firmò i decreti per l’indizione delle elezioni il 24 e 25 febbraio 2013.

Questa la via seguita anche da Sergio Mattarella, imitando il comportamento del suo predecessore.

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