Intervista a Valter Fucecchi Direttore Confesercenti Siena. ‘Non possiamo più sopportare che obblighi e tasse siano sempre a carico dei soliti noti’

Valter FucecchiDirettore Fucecchi, per le terre di Siena e per le vostre imprese si chiude un anno non proprio rilassante. Cosa brucia di più ai vostri imprenditori in questo momento?

“Per molti versi verrebbe da dire che è  stato un anno da buttare nel secchio. Il problema, però, è che il secchio non c’è chi lo svuota, o quantomeno non lo fa come dovrebbe. Non è un problema solo senese, è un male comune quantomeno a tutta la Toscana meridionale: ma le inchieste e gli arresti che hanno interessato i vertici dell’Ato Rifiuti 6  e del gestore del servizio di nettezza urbana sanno di beffa oltre il danno. Perché lo scenario che emerge  non fa onore a chi vive in questi territori, e perché negli anni passati abbiamo più volte chiesto che questo servizio fosse svolto con più equità e responsabilità.  Le aziende che svolgono queste attività devono essere gestite con metodo imprenditoriale e non politico”.

Più equità? In che senso?

“Un anno e mezzo fa ci mettemmo a comparare un campione di tariffe rifiuti deliberate dai Comuni della Toscana sud: il dato emergente era che quasi sempre le imprese senesi si trovavano a pagare più di quelle aretine o grossetane. La situazione verificata quest’anno è la medesima: per fare un esempio, ad un albergo senza ristorante della provincia di Siena lo smaltimento dei rifiuti costa cinque volte la stessa struttura di Cortona. Poi c’è la contraddizione di fondo, valida più o meno per tutti i territori: il volume dei rifiuti è diminuito, la percentuale di raccolta differenziata è rimasta statica, eppure le tariffe sono aumentate.  Due anni fa, insieme a tutta Rete Imprese Italia Siena, questa situazione la definimmo un grande pasticcio. Constatare oggi l’attualità di queste parole non ci conforta per niente”.

Cosa servirebbe a questo punto?

“L’ATO è formata dai Sindaci: tocca a loro in primo luogo ora farsi garanti di una situazione più equa e trasparente. E dare qualche segnale evidente di svolta: ad esempio, escludendo dalla base di calcolo della Tari la aree produttive già soggette allo smaltimento dei rifiuti speciali.”

Al di là dei valori assoluti, l’incidenza relativa delle tariffe quest’anno probabilmente non è stata per tutti uguale. Tuttavia per molte imprese ricettive nel 2016 lo scenario è stato complicato anche da altri fenomeni

“In questo settore non è stata un’annata banale. Anche per le evoluzioni di mercato, che si fanno sempre più rapide, e per le novità normative. Il nuovo testo unico regionale sul turismo non è ancora legge ma dovrebbe diventarlo a breve. Un anno fa di questi tempi con un convegno nella nostra sede denunciammo, numeri alla mano, quanto stava allargandosi il fenomeno della ricettività-ombra. A settembre in quella stessa sala l’Assessore regionale si è impegnato a metter nero su bianco regole nuove. L’iter non è ancora compiuto, e in ogni caso sarà poi fondamentale vedere come le nuove regole saranno applicate: è un dato di fatto comunque che il fenomeno non è più ignorabile, e non possiamo più sopportare che obblighi e tasse siano sempre a carico dei soliti noti. A Siena non meno che altrove”

In questo momento non è chiaro il perimetro d’azione che l’ente Regione avrà dopo il referendum. Intanto, però, la Toscana ha definito anche il nuovo Piano Regionale di Sviluppo.

“Sì, ottantasette pagine in cui non viene mai menzionata la parola ‘commercio’, e la provincia di Siena come quelle di Arezzo e Grosseto figura genericamente tra i territori ‘altri’. Un documento non certo nato sotto una buona stella dal nostro punto di vista, troppo sbilanciato sul manifatturiero e su una visione del Credito minimalista, con l’esaltazione del microcredito e senza tener conto della necessità di  rafforzare i consorzi fidi, alla luce degli scenari che si stanno delineando sui soggetti di controgaranzia. E pensare che la versione iniziale, prima che venissero riconsiderati i fondi rotativi, era anche più povera di attenzioni per le piccole e medie imprese”.

Intanto, a proposito di sviluppo, c’è chi ha messo in discussione il ruolo della Fises, la Finanziaria senese.

“Una realtà che a fine ottobre aveva già deliberato 169 operazioni per le imprese senesi, 7 su 10 operanti tra commercio e turismo. Eppure non tutti hanno fatto quadrato per scongiurare sulla Fises le ripercussioni del Decreto Madia sulle partecipate pubbliche. La Fondazione MPS ha dato segnali di disimpegno. E tempo di fare chiarezza su questi atteggiamenti”.

 

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