Il Banco fiorentino punta su Iccrea

logot24«Noi andremo con Iccrea». Paolo Raffini, presidente del Banco fiorentino, l’istituto di credito cooperativo nato il primo luglio scorso dalla fusione delle Bcc di Mugello, Signa e Impruneta, non ha dubbi: «Anche avessimo avuto i requisiti per staccarci dal sistema cooperativo, non l’avremmo fatto – dice -. E adesso puntiamo sull’aggregazione che sta nascendo intorno all’Istituto centrale della categoria, che ha già tutti i requisiti indicati dalla Banca centrale europea per diventare gruppo bancario (almeno un miliardo di patrimonio, n.d.r.). Non c’è motivo per tagliare il rapporto storico che abbiamo con Iccrea – aggiunge Raffini (nella foto) – e non ci interessa l’eventuale formazione di un secondo raggruppamento nazionale di banche cooperative, di cui si parla e che personalmente reputerei un errore».

Intanto il Banco fiorentino, 29 filiali, 25o dipendenti, 12mila soci, 50mila clienti, 170 milioni di patrimonio, 1,2 miliardi di raccolta, circa un miliardo d’impieghi e un coefficiente di patrimonializzazione (Cet 1 ratio) del 19,5% (la media nazionale è 12%), lunedì scorso ha aperto la nuova direzione generale a Calenzano, nella ex sede della Baldassini Tognozzi Pontello (Btp), acquistata da Iccrea leasing dopo la messa in liquidazione del gruppo di costruzioni. Nel polo direzionale di Calenzano, dove sono confluite le funzioni direzionali delle vecchie Bcc di Mugello, Signa e Impruneta, lavorano circa cento persone.

«Con questo trasferimento la nostra integrazione operativa è a pieno regime», spiega il direttore generale Davide Menetti. «Chiuderemo il primo bilancio, di soli sei mesi, con un risultato positivo, in linea con le previsioni del piano strategico presentato e approvato dalla Banca d’Italia (che indicava 2 milioni di utile su base annua, n.d.r.). Il nostro obiettivo strategico è quello di guadagnare quote di mercato lavorando con le famiglie e soprattutto con le piccole e medie imprese – continua il direttore generale -. C’è uno spazio da coprire, nel territorio di riferimento che coincide con l’area metropolitana, e lo faremo senza aprire altre filiali o sportelli, ma semplicemente razionalizzando e rendendo più efficiente la struttura che abbiamo».

RaffiniI vertici del Banco fiorentino non temono di perdere autonomia operativa con l’adesione al gruppo nazionale: «Abbiamo le carte in regola per conservare i necessari spazi di autonomia come banca del territorio», dicono Raffini e Menetti. Ipotesi di altre aggregazioni in prospettiva? «Non sono all’ordine del giorno», rispondono senza esitazioni.

 

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