Conversione volontaria anche per i bond senior Mps

logot24La conversione volontaria di bond in azioni di Banca Mps potrebbe riguardare non solo i bond subordinati Tier 1 e Tier 2, ma anche le obbligazioni senior, meno rischiose, emesse dall’istituto. E’ quanto emerge dalla relazione all’assemblea degli azionisti, del Monte dei Paschi.

Nella relazione il consiglio d’amministrazione motiva anche le ragioni per cui ritiene che il riconoscimento del diritto di opzione ai soci «non sia compatibile con le concrete condizioni» in cui si svolge l’aumento di capitale, ossia in un «contesto di mercato e politico caratterizzato da forte volatilità e incertezza, che suggerisce al contrario di poter disporre di strumenti il più possibile rapidi e flessibili», per raccogliere capitale e mettere in sicurezza la banca.

Altro punto delicato è quello relativo all’entità dell’aumento di capitale da 5 miliardi: «Si è rilevato che la situazione dei mercati potrebbe rendere di difficile esecuzione la raccolta di un ammontare pari a quello ipotizzato attraverso semplici offerte di sottoscrizione», per cui la necessità di ridurre l’ammontare mediante la conversione dei bond subordinati in azioni e la ricerca di anchor investor disponibili a sottoscrivere quote «anche significative» dell’aumento attraverso private placement rende impossibile riconoscere il diritto di opzione.

Tuttavia, secondo quanto emerge, le condizioni dell’aumento di capitale alla partenza dell’operazione, quindi dopo il referendum del 4 dicembre, potrebbero portare nell’ambito di un’offerta di sottoscrizione al pubblico anche un’eventuale tranche per gli attuali azionisti. Del resto, ammette Siena, è stata registrata la «sostanziale indisponibilità manifestata dagli investitori istituzionali ad assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l’esito del referendum costituzionale», dato che ha costretto la Banca a dare il via all’operazione solo dopo il voto.

mpsDal resoconto intermedio di gestione di Banca Mps emerge che l’istituto «si riserva» di impugnare in Cassazione la sentenza del Tribunale di Siena, confermata il 18 ottobre 2016 dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha accolto il ricorso con cui 245 dipendenti hanno chiesto di tornare a lavorare nella banca, nonostante il trasferimento del loro ramo d’azienda alla società Fruendo. Ad oggi tuttavia «non sono previsti impatti economici per la Capogruppo», si legge, perché i dipendenti Fruendo hanno mantenuto i trattamenti retributivi che avevano nella banca e quindi non spettano loro «differenze retributive per arretrati».

 

 

 

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