Balneari, la Corte Ue manda gli stabilimenti a gara

SpiaggeCome previsto è arrivata la sentenza delle Corte di giustizia europea che boccia il rinnovo automatico delle concessioni marittime fino al 2020 deciso dall’Italia. Nella sentenza si legge che la legge italiana “impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati” e per questo viola la direttiva europea Bolkestein.

La diretta (e temuta) conseguenza di questa decisione è che tutte le concessioni demaniali marittime italiane devono tornare all’asta. Una doccia fredda per i gestori degli stabilimenti balneari alle prese con i mesi di punta della stagione turistica.

Nell’immediato, però, non cambierà niente, ora sta al Governo trovare una via di uscita: nei mesi scorsi era stata annunciata una legge-delega per il riordino complessivo della materia, proprio in vista dell’imminente sentenza.

La Corte sottolinea che la Direttiva consente agli stati membri di «tenere conto di motivi imperativi di interesse generale quali, in particolare, la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni in modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati». «Tuttavia – aggiungono i giudici – considerazioni di tal genere non possono giustificare una proroga automatica».

In Toscana – dove le concessioni demaniali marittime sono 2.779 – la situazione è ancora più complessa. La scorsa settimana, infatti,il Governo ha impugnato le legge regionale sulle concessioni demaniali marittime promossa dall’assessore al Turismo Stefano Ciuoffo. La decisione del Governo si è abbattuta in particolare sugli oltre 300 titolari di stabilimenti che avevano appena ottenuto dal Comune una nuova concessione ventennale (subordinata ad un piano di investimenti) proprio sulla base della nuova disciplina regionale.

«Dobbiamo prendere atto – commenta l’assessore Ciuoffo – che le previsioni negative si sono confermate. Tutto questo annulla la proroga con cui le concessioni erano state tenute in vita fino al 2020. Cosi oggi la maggior parte delle concessioni balneari italiane risultano scadute».

Secondo Ciuoffo la legge regionale «riusciva a contrastare in anticipo questo effetto e resta comunque ancora valida: questo almeno fino a decisione contraria della Corte Costituzionale. Per quanto riguarda l’impugnativa del Governo, a quanto ci risulta, riguarda due articoli della legge che non impattano sull’impianto complessivo e soprattutto sulle 370 richieste che sono pervenute ai Comuni».

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Marta Panicucci

 

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