Terme di Montecatini, che fine faranno?

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La preoccupazione è diventata palpabile e generale. Montecatini senza Terme diventa una città esclusivamente dormitorio, finché esisteranno circa 10.000 posti letto che non sono replicabili nei territori toscani. Con questo unico patrimonio funzionante non si andrà certamente lontano. La volontà di imprenditori alberghieri, di attività commerciali e di servizio di non alzare bandiera bianca è da sostenere con forza, al di là di quanto saranno nelle condizioni di poter gestire ed investire. Sarebbe davvero grave l’apatia ed il disinteresse. In tal caso morirebbe subito lo stesso BRAND MONTECATINI e allora non ci sarebbero più speranze. E’ persino ovvio sostenere che la città ha bisogno di un nuovo ASSET PRODUTTIVO. Illudersi che il pubblico sia in grado di realizzarlo è pericoloso perché si punta su cavalli inappropriati. La Regione non ritiene d’investire neppure per concludere le Leopoldine, il cui cantiere è ormai sulla strada di quello che fu quello del Kursaal. Il paragone non è lusinghiero, ma purtroppo veritiero. Quello che non possiamo permettere alla proprietà e, particolarmente alla Regione, è non dire le cose come stanno e rinviare decisioni da assumere. Regione e Governo nazionale devono creare le condizioni affinché le Terme siano appetibili da investitori privati. Questo significa realizzare infrastrutture per una mobilità efficace e confortevole, per servizi adeguati, per gli aspetti correlati al SSN di cura, riabilitazione e prevenzione, per il restauro di beni culturali unici, come il Tettuccio, pretendendo dai governi locali un’ampia visione progettuale strategica di tutte le risorse del territorio. Ci sarà una responsabilità se la Toscana con meno di 4 milioni di abitanti ha zone di crisi, di forte disagio occupazionale e di reddito. Eppure è capace di attrarre 42 milioni di turisti, ma questi in media si trattengono 1,7 notti. Con le nostre risorse e ricchezze è davvero incredibile. Significa che esse non sono valorizzate e rese competitive. Significa che non si è ancora capito che la crescita economica dipende soprattutto dai territori e dai loro governi locali e regionali, prima che dal governo nazionale. Significa che lo sviluppo dell’economia reale, oppure la sua assenza, è imputabile a noi stessi, prima che ad altri. Ognuno pensa di salvarsi da solo e sbaglia. La situazione lo dimostra. Oltre che creare condizioni per favorire eventuali investitori privati per la ripresa delle Terme, è giunto il tempo di decisioni certe e chiare. E’ fondamentale evitare di vendere gli immobili a “spezzatino”. In tal modo si metterebbe la croce definitiva sulle Terme.

Altra cosa sarebbe, invece, la cessione della stessa società e, quindi, l’acquisizione del capitale sociale – o della consistente maggioranza del capitale sociale – da parte di imprenditori capaci e credibili. Questa strada sarebbe naturalmente percorribile solo finché la società ha un patrimonio immobiliare che possa garantire a un imprenditore (o un gruppo di imprenditori) un consistente investimento su un condiviso piano industriale. Si dovrebbe perciò con appropriate e legittime forme acquisire manifestazioni d’interesse e poi aprire una trattativa, ove non si preferisca far transitare l’operazione – come ora possibile – da un concordato. Naturalmente gli imprenditori interessati con appropriata due diligence dovrebbero poter conoscere i conti economici e soprattutto l’indebitamento nei confronti delle banche e ogni altro elemento utile .Insomma un gruppo imprenditoriale privato interessato al rilancio delle Terme, per verificare se esiste, dovrà sapere quanto danaro occorre per acquistare il capitale sociale, per concordare con i creditori, affinché possa presentare il proprio piano industriale di ripresa produttiva del prodotto termale.

La Regione e il Comune devono, dunque, effettuare la scelta di fondo. La questione è già stata tirata troppo per lunghe. Il Comune ed il Sindaco, al quale va il nostro totale sostegno, deve pretendere dalla Regione chiarezza, impegno e volontà per uscire da una strada morta. Sarebbe intollerabile continuare a giocare sulla pelle delle imprese, dell’occupazione e del territorio. Il fatto che l’imprenditoria locale dimostri la determinazione di volere essere presente per esercitare una presenza attiva è lodevole e da considerare attentamente sia nel caso che gruppi imprenditoriali si facciano avanti, con i quali sarà comunque positiva una costruttiva collaborazione, sia nella negativa ipotesi che nessuno sia interessato, poiché purtroppo questa eventualità non può essere esclusa a priori. Dalle responsabilità del fallimento e della morte del brand di Montecatini Terme nessuno può sottrarsi, ma esse andranno valutate e pesate in base ai ruoli di ciascuno. Non vale cioè il principio “tutti colpevoli” che equivale a “tutti innocenti”.

20.06.2016

Riccardo Bruzzani

(Direttore Confesercenti Pistoia)

 

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