Economia: notizie negative anche dal commercio estero, nel primo trimestre 2016 più import che export

export-italia-settembreNotizie altalenanti per la nostra economia, nonostante l’ottimismo del Governo. L’Istat rileva che a marzo sono calate sia le esportazioni (-1,5%) sia le importazioni (-2,4%) che sono in diminuzione congiunturale. E questo non è certamente un segnale positivo. Il surplus commerciale e’ di 5,4 miliardi (+3,8 miliardi a marzo 2015). La flessione tendenziale dell’export (-1,1%) e’ da ascrivere esclusivamente all’area extra Ue (-5,2%). La diminuzione congiunturale dell’export coinvolge le principali aree di sbocco, con un decremento più accentuato verso i mercati Ue (-2,5%). Tutti i principali raggruppamenti di beni sono in flessione, a eccezione dei prodotti energetici (+16,4%) e dei beni strumentali (+1,9%).

EXTRA UE – Nel primo trimestre 2016, rispetto all’ultimo trimestre 2015, la dinamica dell’export (-1,7%) risulta in flessione ed è da ascrivere quasi esclusivamente all’area extra Ue (-3,0%). Al netto dei prodotti energetici la diminuzione è più contenuta (-1,0%) e i beni strumentali registrano una lieve espansione (+0,2%). A marzo 2016 persiste il calo delle vendite di beni verso la Russia (-0,9%), così come si denota un forte calo delle esportazioni anche nei paesi MERCOSUR (-28,2%), paesi OPEC (-21,6%), Turchia (-11,0%) e paesi ASEAN (-8,0%). Uniche note positive il Giappone, verso il quale le vendite dei beni sono aumentate (+9,5%), e Stati Uniti (+11,2%), .

UE – Bene invece la situazione nell’area Ue. Le vendite verso il Belgio (+16,9%), la Repubblica ceca (+8,1%), e la Francia (+5,7%) sono invece in rilevante espansione.

ESPORTAZIONI – Le vendite di prodotti petroliferi raffinati (-24,7%), sono in forte calo, mentre le esportazioni di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+17,9%) contrastano la diminuzione tendenziale dell’export. Nel primo trimestre dell’anno il saldo raggiunge 9,3 miliardi (15,2 miliardi al netto dei prodotti energetici). Si rileva un calo tendenziale dei flussi in valore (-0,4% per l’export e -2,4% per l’import) ma non in volume (+0,2% per l’export e +3,5% per l’import).

Un quadro dunque più in scuro che in chiaro, visto che la situazione risulta più rosea nei rapporti con i Paesi Ue, un’area che non può considerarsi certo fra quelle in maggiore espansione, mentre risultano in calo, se non in picchiata, verso i Paesi che invece potrebbero assorbire i nostri prodotti. L’Istat insomma certifica la netta battuta d’arresto del commercio estero fuori dall’Unione europea, a testimonianza della fragilità delle dinamiche economiche in particolare sui mercati emergenti.

 

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