Intervista a Gianluca Naldoni Responsabile Area Commercio Confesercenti Toscana


imageNaldoni, proviamo a tracciare un quadro generale del commercio in Toscana

I dati di cui siamo in possesso evidenziano delle difficoltà del commercio in generale; ci sono, però segnali incoraggianti che indicano la tanto auspicata inversione di tendenza che si potrebbe consolidare con l’avvento della stagione estiva, proseguendo così il trend dello scorso anno.

I segnali positivi arrivano soprattutto dalle città d’arte a vocazione turistica, come Firenze e Siena; questa tendenza è stata confermata, anche, durante le ultime festività.

Mentre, continua a stentare il piccolo commercio locale, ancora profondamente legato alla cittadinanza residente.

Una nuova legge regionale sul commercio, a che punto siamo?

La nuova legge regionale sul commercio dovrebbe iniziare l’iter in aula dopo l’estate; ci auspichiamo di poter vedere il testo, del nuovo codice, appena possibile.

In questi anni, alla luce dei diversi annullamenti da parte della Corte Costituzionale, crediamo che sia importante anche un passaggio politico, oltre che tecnico, per la nuova normativa, al fine di scongiurare una nuova situazione di instabilità.

E’ necessario ricordare che ormai da qualche anno in Toscana non esiste nessun tipo di legislatura sulle materie più importanti per le nostre imprese, ovvero le regole per l’insediamento della grande e media distribuzione aggregata. Paradossalmente, in questo caso, è stata proprio la crisi generale che ha ridotto l’avvento della grande distribuzione sul nostro territorio.

In questi mesi abbiamo iniziato a porre le basi per una nuova regolamentazione dei grandi insediamenti commerciali a tutela della piccola impresa; ciò, anche, attraverso norme urbanistiche che stabiliscono in maniera chiara un preciso disciplinamento del settore.

Su questa traccia sarà importante redigere, anche, la nuova legge regionale sul commercio che, pur rispettando le attuali normative nazionali, tuteli, comunque, un tessuto non solo economico ma che rappresenta, anche, la ricchezza e la storia del nostro territorio e della nostra regione.

Passiamo al tema spinoso della Direttiva Bolkestein, tracciamo le tappe della sua storia.

Quando si parla di Direttiva Bolkestein è doveroso capire il punto di partenza, ovvero il momento in cui vi è stato il recepimento della direttiva da parte del Governo con il DLgs 59/2010; le condizioni erano: nessun tacito rinnovo e nessuna priorità al prestatore uscente; durata molto limitata delle concessioni; apertura alle società di capitali senza restrizioni numeriche di concessioni in ogni mercato; probabile assegnazione tramite asta e scadenza di lì a pochi mesi (dicembre 2011 per la maggioranza delle concessioni in Toscana) e quindi precarizzazione completa della categoria.

A livello nazionale una tappa fondamentale è segnata dall’Intesa Stato-Regioni del maggio 2012 in cui si stabilisce che: non si faranno aste ma bandi; una durata certe per le concessioni (da 9 a 12 anni a discrezione dei Comuni); possibilità per i comuni di riconoscere una priorità del 40% al prestatore uscente in fase di prima applicazione (2017); un numero massimo di concessioni ascrivibili ad un unico soggetto in ogni mercato (due per ogni tipologia alimentare o extralimentare fino a cento banchi, tre sopra i cento banchi) e proroga di tutte le concessioni fino a maggio 2017.

Altra tappa importante è rappresentata dal Documento unitario della Conferenza delle Regioni del gennaio 2013 nel quale si danno indicazioni precise ai comuni sulla durata delle concessioni e sui meccanismi da adottare per garantire attraverso l’applicazione del 40% di priorità al concessionario, di fatto, il tacito rinnovo; oltre a confermare gli altri punti dell’intesa prima descritti.

A livello regionale che lavoro è stato svolto, come si è mossa Confesercenti?

Con la legge regionale del novembre 2011, poi annullata dalla Corte Costituzionale, è stato portato avanti il tentativo di togliere gli ambulanti dalla Bolkestein.

E’ stata, inoltre, recepita sotto forma di legge l’Intesa Stato Regioni del maggio 2012. E’ stato, inoltre, firmato un Protocollo d’Intesa fra Regione, Anci Toscana, Confesercenti e Confcommercio per applicare in Toscana la direttiva, come previsto dalle indicazione della Conferenza delle Regioni del gennaio 2013; garantendo, così, una durata di dodici anni ed un rinnovo automatico in prima applicazione per i concessionari. E’ stato, anche, predisposto un regolamento “tipo” per tutti i Comuni, in cui si scrive come declinare i criteri di rassegnazione nei bandi per garantire il rinnovo automatico.

Il lavoro svolto in Toscana rappresenta un’esperienza unica a livello nazionale, ed è stata presa come esempio in altre Regioni. Il lavoro svolto ha permesso di scongiurare la cancellazione delle concessioni cinque anni fa (31.12.2011), attraverso la proroga al 2017; si sono evitate le aste e sono stati stabiliti i bandi per la rassegnazione con tutela dei posti di lavoro; si è, inoltre, stabilito il numero massimo di concessioni per singolo mercato tutelando così le piccole aziende e si è deciso un tempo congruo di durata pari a dodici anni.

Quali sono gli obiettivi per il futuro, sempre sul tema della Direttiva Bolkestein?

Tra un anno esatto, il 7 maggio 2017, le concessioni su area pubblica andranno a scadenza per effetto della famigerata Direttiva Bolkestein, ed è in virtù di questo che dobbiamo mettere in piedi un processo per preparare le imprese del settore a non farsi cogliere impreparate. Per quanto riguarda l’applicazione della Direttiva Bolkestein richiediamo un’uniformità nell’interpretazione di quanto sottoscritto in sede di Conferenza Stato – Regioni del 2012, da parte di tutte le Amministrazioni Comunali. Uniformità nei criteri di assegnazione delle concessioni su area pubblica e nelle modalità di selezione previste dai Bandi. L’accordo Stato-Regioni del 2012 prevede, inoltre, il criterio del 40% da assegnare come priorità ai titolari di concessioni e e l’estensione delle concessioni fino a 12 anni; Il nostro obiettivo è di fare in modo che tutte le aziende ottengano nuovamente la loro concessione e si possano, così, salvaguardare aziende e posti di lavoro.

Oggi la priorità è quella di applicare la direttiva garantendo il rinnovo degli attuali concessionari per altri dodici anni, ottenuto questo potremmo porre il problema, a livello nazionale, per escludere gli ambulanti dall’ambito della Direttiva Bolkestein.

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